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Titolo: Santa Maria Maddalena |
| Anno: 1657 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 74×60 | |
| Città: Roma | |
| Collocazione: Galleria Doria Pamphilj |
Su uno sfondo grigio in cui nubi minacciose accennano a diradarsi, Maria Maddalena congiunge la mani in segno di devozione, mentre le lacrime del pentimento brillano sul suo volto perlaceo. L’unica memoria dell’antica colpa è la voluttuosa capigliatura che si adagia sinuosamente sulle spalle candide, mentre il corpo è già mortificato da una stuoia di paglia. In una tela di piccole dimensioni, Mattia Preti concentra un’immagine di grande potenza espressiva, in cui la forza della conversione della Maddalena alla Parola di Gesù è espressa per contrasto proprio dall’insistenza del pittore sui dettagli della sensuale bellezza della Santa dal collo lungo e ben tornito e dalle labbra sottili appena dischiuse.
Il dipinto è stato collegato da Spike a un pagamento in favore del pittore calabrese di cui è conservata traccia nell’archivio Doria Pamphilj: «AI Sig. Gio Batta Marietti si è consegnato una lettera del Cavalier Mattia Preti, dove dice che per il prezzo dello doi quadri si rimetterà totalmente al S.E. Padrone. Il detto Marietti dice che il detto Cavaliere fa instanza di s. 300 per il prezzo delli doi quadri. S.E. ordini che si ha da fare» (Spike 1978). Lo stesso studioso, sulla base del documento citato, ha associato la Maddalena al San Giovanni Battista conservato sempre presso la Galleria Doria Parnphilj (Spike 1999, n. 181): i due dipinti, pertanto. sarebbero stati eseguiti proprio per la residenza romana e lì sarebbero rimasti fino ai nostri giorni. La traccia del pagamento è datata al 13 luglio 1657, suggerendo quindi una cronologia precisa per la nostra tela: d’altronde, anche l’analisi stilistica del dipinto conferma una datazione intorno alla metà del sesto decennio, quando Preti si trovava a Napoli ma continuava a lavorare assiduamente anche per committenti romani. La Maddalena è stata accostata alla figura di santa Rosalia inserita nella Madonna di Costantinopoli per la chiesa napoletana di Sant’Agostino degli Scalzi nel 1656 (Spike 1999), e lo stringente parallelo rappresenta un’ulteriore conferma di un’esecuzione intorno al 1657.
Il dipinto è stato collegato da Spike a un pagamento in favore del pittore calabrese di cui è conservata traccia nell’archivio Doria Pamphilj: «AI Sig. Gio Batta Marietti si è consegnato una lettera del Cavalier Mattia Preti, dove dice che per il prezzo dello doi quadri si rimetterà totalmente al S.E. Padrone. Il detto Marietti dice che il detto Cavaliere fa instanza di s. 300 per il prezzo delli doi quadri. S.E. ordini che si ha da fare» (Spike 1978). Lo stesso studioso, sulla base del documento citato, ha associato la Maddalena al San Giovanni Battista conservato sempre presso la Galleria Doria Parnphilj (Spike 1999, n. 181): i due dipinti, pertanto. sarebbero stati eseguiti proprio per la residenza romana e lì sarebbero rimasti fino ai nostri giorni. La traccia del pagamento è datata al 13 luglio 1657, suggerendo quindi una cronologia precisa per la nostra tela: d’altronde, anche l’analisi stilistica del dipinto conferma una datazione intorno alla metà del sesto decennio, quando Preti si trovava a Napoli ma continuava a lavorare assiduamente anche per committenti romani. La Maddalena è stata accostata alla figura di santa Rosalia inserita nella Madonna di Costantinopoli per la chiesa napoletana di Sant’Agostino degli Scalzi nel 1656 (Spike 1999), e lo stringente parallelo rappresenta un’ulteriore conferma di un’esecuzione intorno al 1657.
S.S. – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

