88 – San Nicola di Bari portato in gloria dagli angeli

Titolo:  San Nicola di Bari portato in gloria dagli angeli
Anno: 1657
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   313×222
Città: Fano
Collocazione:  Pinacoteca Civica
Le due tele [schede n. 59 e 88], fanno parte di una serie di cinque opere, scalate negli anni a partire da quella napoletana del 1653 fino a quella di Floriana (Malta) ultimata da aiuti, in cui il pittore si cimenta con il tema del san Nicola di Bari. Mentre la prima è documentata come l’esordio napoletano dell’artista ed eseguita su commissione di Isabella Gallo negli ultimi mesi del 1653 per la cappella omonima della chiesa di San Domenico Soriano, la seconda di Fano si data poco più avanti, seguita da quella oggi a Rouen (Musée des Beaux-Arts) collocabile negli anni Ottanta del Seicento, e infine da quelle maltesi nella Parrocchiale di Siggewi (scheda n. 198), e nella cittadina di Floriana (Utili 1999, p. 128). Il confronto tra le prime due apre oggi molti versanti di indagine che portano a riflettere sul concetto di riutilizzo di medesimi soggetti nella carriera del Cavalier Calabrese. La tela partenopea fu per lui un banco di prova fondamentale per essere accettato nell’agguerritissimo parterre napoletano, eseguita inoltre per la chiesa dei calabresi a Napoli e quindi avrebbe dovuto rivelare ai compaesani le sue doti di pittore ormai affermato.
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Colore, chiaroscuro, disegno: sono queste tre caratteristiche che differenziano il Preti di questi anni dagli altri pittori napoletani. Tre requisiti che sembrerebbero non poter essere riassunti nello stilema dello stesso pittore, quasi memori di altrettante scuole pittoriche. Ed è in tale senso che la tela ancor oggi deve essere letta, opera di forte plasticità in cui i corpi del Santo e degli angeli sono torniti come statue di marmo e in cui il motivo dell’ascesa ha dei debiti molto forti nei confronti della scultura romana degli stessi anni.
R. M. – Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999
(In Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013 l’opera è riprodotta riflessa. ndr.)