![]() |
Titolo: Ritorno del figliol prodigo |
| Anno: 1656 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 255×267 | |
| Città: Napoli | |
| Collocazione: Musei e Gallerie di Capodimonte |
La composizione propone uno scenario particolarmente ampio e profondo, chiuso alle estremità dall’opposto piegarsi di due gruppi di donne, entrambi sottolineati da evidenti colpi di luce, e idealmente diviso da una statua di spalle, la Flora Farnese, presente anche in numerose altre opere di Preti: si pensi al riquadro con Sepoltura del Santo in Sant’Andrea della Valle, per esempio. Ancora una volta il contrasto tra luce e ombra crea un accentuato dinamismo in tutta la scena ed accresce la teatralità dei gesti: l’incontro tra il vecchio padre e il figliolo pentito diventa lo spunto intorno al quale ambientare l’azione di una molteplicità di figure – fanciulli, donne vecchie e giovani, servitori, paggi, animali di vario genere – tutti brani di grande suggestione e di molto mestiere in un artista ormai affermato e ben conscio delle proprie capacità espressive.
Poche e ben studiate note di colore rompono l’uniformità complessiva della composizione: il rosso vivo della serva che reca le vesti per il giovane e dei calzoni dell’uomo al centro della scena, il giallo dell’ampio manto del vecchio padre e della giovane di spalle, mentre l’incarnato livido del figliol prodigo ricorda il San Sebastiano di Santa Maria dei Sette Dolori o alcune tele del soffitto di San Pietro a Majella. Alcuni degli elementi stilistici più frequenti nella pittura di Preti sono rivisitati con una pennellata veloce e fluida, che in questa fase della sua produzione riesce a far sembrare diversi anche i moduli più ricorrenti: la costruzione delle figure del figliol prodigo o del servo, completamente in controluce, che porta la mucca, entrambe atteggiate per evidenziare al massimo la profondità della scena; la giovane donna di spalle, che irrompe da sinistra sulla scena, modello frequente anche nella pittura coeva e da Preti utilizzato innumerevoli volte sin dalle opere più giovanili; i partiti architettonici di sfondo che si stagliano sul cielo pieno di nuvole.
Poche e ben studiate note di colore rompono l’uniformità complessiva della composizione: il rosso vivo della serva che reca le vesti per il giovane e dei calzoni dell’uomo al centro della scena, il giallo dell’ampio manto del vecchio padre e della giovane di spalle, mentre l’incarnato livido del figliol prodigo ricorda il San Sebastiano di Santa Maria dei Sette Dolori o alcune tele del soffitto di San Pietro a Majella. Alcuni degli elementi stilistici più frequenti nella pittura di Preti sono rivisitati con una pennellata veloce e fluida, che in questa fase della sua produzione riesce a far sembrare diversi anche i moduli più ricorrenti: la costruzione delle figure del figliol prodigo o del servo, completamente in controluce, che porta la mucca, entrambe atteggiate per evidenziare al massimo la profondità della scena; la giovane donna di spalle, che irrompe da sinistra sulla scena, modello frequente anche nella pittura coeva e da Preti utilizzato innumerevoli volte sin dalle opere più giovanili; i partiti architettonici di sfondo che si stagliano sul cielo pieno di nuvole.
Mariella Utili – Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999

