81 – San Sebastiano

  Titolo:  San Sebastiano
Anno: 1656 circa
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   240×169
Città:  Napoli
Collocazione:  Musei e Gallerie di Capodimonte
Le vicende della commissione e della successiva sorte del dipinto sono narrate con il consueto fare romanzato dal De Dominici, propenso ad evidenziare l’ostilità dell’ambiente locale nei confronti dei pittori forestieri che ricevevano incarichi di prestigio, La tela sarebbe stata commissionata a Preti dalle suore della chiesa di San Sebastiano, ma in seguito rifiutata per le severe critiche che erano state mosse da un gruppo di pittori locali, capeggiati da Luca Giordano, ostili in realtà per la notorietà acquisita in breve tempo dal calabrese, che gli aveva consentito di ottenere commissioni pubbliche di notevole prestigio. Alla figura del Santo veniva rimproverato di essere «grossolana, priva di quella nobiltà, e bellezza, che convengono a un corpo nobile, e che il volto sembrava più tosto d’un facchino, che d’un Capitano di Soldati, qual fu San Sebastiano».
Preti amareggiato per l’affronto subito, volendo dimostrare «la bontà dell’opera», affidò la tela ad un gentiluomo che la collocò in pubblico, nella cappella di famiglia nella chiesa di Santa Maria Ognibene o dei Sette Dolori, affinché potesse essere «la scuola de giovani che vonno profittare d’un perfetto disegno, e di un ottimo naturale» (p. 348).
Nella chiesa il dipinto rimase definitivamente, come rilevano le antiche guide della città, finché nel 1974 fu trasferito per motivi di sicurezza al Museo di Capodimonte.
[…]
Longhi (1913) definì incisivamente l’opera «capolavoro di figura isolata», sottolineando la particolare costruzione della scena «contemporaneamente in altezza e profondità» grazie allo sviluppo del busto «per angolarità successive … Non conosco una figura singola dove la costruzione creata dal Seicento sia espressa con maggiore chiarezza e riuscita».
Approda in questa potente immagine la continua ricerca di Preti, iniziata sin dai primi lavori, di confìgurare la spazialità delle sue opere attraverso il modo in cui la figura si articola sulla tela per piani successivi sui quali si posa la luce, fortemente contrastata dall’ombra, per definì re al tempo stesso vigore plastico e movimento.
Mariella Utili – Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999