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Titolo: Visione di Sant’Antonio da Padova |
| Anno: 1652 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 450×240 | |
| Città: Lecce | |
| Collocazione: Santuario di San Giuseppe da Copertino |
La pala, centinata e modificata negli angoli superiori per inserirla nel nuovo altare settecentesco, è la prima completamente barocca del pittore calabrese. Essa raffigura la visione della Vergine e del Bambino avuta da sant’Antonio da Padova – l’iconografia forse più nota del Santo – come in una gloria celeste, popolata di molti angeli, musici e cantori nel fondo, adoranti e partecipi dell’accadimento nei primi piani scalati dalle nuvole e attorno al gruppo dei protagonisti. La disposizione degli angeli, di sant’Antonio, del Bambino e della Madonna dà vita a un moto ondulatorio spiraliforme, ben avvertibile nella visione dal basso. Allo svolazzo del manto della Vergine si aggrappa un angelo mentre un altro, sopra di lui, tirandosene un lembo sulla testa – motivo caro a Mattia Preti, desunto da prototipi tizianeschi -, sgambetta sulle sue ali come a sondare lo spazio.
L’opera si può porre direttamente in relazione con le imprese pittoriche di Modena (cfr. Spike 1999, n. 102; De Gennaro 2007b), condotte tra il 1651 e il 1652, considerando il riferimento stilistico a Lanfranco e le soluzioni simili a quelle adottate nella cupola della chiesa di San Biagio (De Gennaro 2007b). Forse si potrebbe pensare proprio quando Mattia Preti era ormai ritornato a Roma, se il riferimento al biennio 1652-1653 dell’Adorazione dei magi di Holkham Hall (cfr. Spike 1999, n. 51) risultasse corretto, in quanto la Vergine e il Bambino di Osimo appaiono simili.
L’opera si può porre direttamente in relazione con le imprese pittoriche di Modena (cfr. Spike 1999, n. 102; De Gennaro 2007b), condotte tra il 1651 e il 1652, considerando il riferimento stilistico a Lanfranco e le soluzioni simili a quelle adottate nella cupola della chiesa di San Biagio (De Gennaro 2007b). Forse si potrebbe pensare proprio quando Mattia Preti era ormai ritornato a Roma, se il riferimento al biennio 1652-1653 dell’Adorazione dei magi di Holkham Hall (cfr. Spike 1999, n. 51) risultasse corretto, in quanto la Vergine e il Bambino di Osimo appaiono simili.
Giorgio Leone – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

