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Titolo: Elemosina di San Carlo Borromeo |
| Anno: 1652 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 61×75 | |
| Città: Roma | |
| Collocazione: Galleria Colonna |
Il dipinto inedito, scoperto da Rossella Vodret nel palazzo Colonna a Roma e appartenente alla collezione della famiglia, è da considerarsi un primo studio preparatorio per l’affresco raffigurante lo stesso soggetto dipinto da Mattia intorno alla metà del 1652 sopra una delle porte laterali della controfacciata di San Carlo ai Catinari a Roma. L’affresco di San Carlo commissionato dai padri Bamabiti a Mattia, insieme al suo pendant realizzato contemporaneamente dal fratello Gregorio, rappresentò l’ultima grande commissione pubblica romana prima del trasferimento a Napoli. Questo dipinto Colonna riproduce fedelmente la figura del Santo nella costruzione di profilo e nel gesto come nella collocazione spaziale rialzata rispetto ai mendicanti. Questi ultimi, diversamente dall’affresco della chiesa di San Carlo” sono rappresentati da una figura maschile in primo piano, che rivolge con un gesto di notevole enfasi drammatica le braccia al Santo, sorreggendosi con un bastone posto sotto l’ascella, e da una figura di donna in secondo piano che porta un bambino sulle spalle e che fissa con un accorato sguardo il protagonista. Sullo sfondo il tetto di un portico colonnato di una basilica con statue sulla sommità, simili a quelle raffigurate sui complessi architettonici dei dipinti di Sant’Andrea della Valle.
Rispetto a questo studio quindi l’artista mantenne intatta soltanto la figura di san Carlo nella realizzazione ad affresco per la controfacciata dell’omonima chiesa. L’impeto drammatico dei due mendicanti venne stemperato nella scelta di raffigurare i bambini secondo un sicuro modello rappresentato dall’Elemosina di santa Cecilia del Domenichino e riproducendo la donna in un maggiore taglio di profilo con gesti e sguardi che dal realismo drammatico del dipinto su tela sfumano verso un più composto patetismo nella redazione finale dell’affresco.
Rispetto a questo studio quindi l’artista mantenne intatta soltanto la figura di san Carlo nella realizzazione ad affresco per la controfacciata dell’omonima chiesa. L’impeto drammatico dei due mendicanti venne stemperato nella scelta di raffigurare i bambini secondo un sicuro modello rappresentato dall’Elemosina di santa Cecilia del Domenichino e riproducendo la donna in un maggiore taglio di profilo con gesti e sguardi che dal realismo drammatico del dipinto su tela sfumano verso un più composto patetismo nella redazione finale dell’affresco.
S. P. – Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999

