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Titolo: Ripudio di Agar |
| Anno: 1645 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 165×100 | |
| Città: Napoli | |
| Collocazione: Collezione privata |
Mattia Preti si cimentò più volte con la storia biblica di Agar (Gn 16,1-16; 21,1-21), la schiava egiziana di Abramo che venne ripudiata. Ciò ha fatto supporre a Spike (1999, p. 166) una possibile immedesimazione nel soggetto da parte del pittore calabrese. Il ripudio di Agar è attestato una sola volta nelle fonti letterarie relative a Preti (cfr. De Dominici 1742-1745, III, p. 353), almeno quattro nella documentazione archivistica (cfr. Spike 1998, pp. 123-126; Utili, in Napoli 1999, p. 162; Curti 2007, p. 76), considerando dipinti ancora non identificati, e almeno cinque nella produzione pittorica conosciuta (cfr. Spike 1999, nn. 81, 101, 177,392,417), con tele cronologicamente distribuite dagli anni giovanili (cfr. Spike 1999, nn. 81, 392) alla prima metà dell’ottavo decennio del Seicento (cfr. Spike 1999, n. 417). A esse ora si aggiunge questa versione, che rispetto alle altre note, è l’unica con un taglio verticale.
Abramo, vestito di una tunica color indaco stretta alla vita da una cintola bianca, è posto sul limite sinistro del campo visivo, di spalle e di tre quarti e con l’indice sinistro indica la strada ad Agar poggiandole la mano destra sulla spalla, in un paterno gesto di commiato più che di ripudio. La donna, impostata con lo stesso taglio sul limite opposto, si rivolge verso di lui, piegando la testa e lo sguardo, quasi a volergli leggere negli occhi, e contemporaneamente poggiando la mano sinistra sulla spalla del piccolo Ismaele. Ella indossa un abito color ocra, quasi giallo-oro, con manica decorata da strisce verde scuro, completato da morbidi veli di consistenza serica sulla scollatura e sull’acconciatura e da una striscia celeste di traverso sulla spalla che forse è un legaccio della bisaccia o del mantello scuro, tutto caduto sul fianco destro. Bellissimo il gioco pittorico dei contrasti, che, attraverso le due fonti luminose – una proveniente dal fondo e l’altra dall’esterno, fuori scena -, scurisce il profilo di Abramo sul chiarore giallastro dell’alba e illumina quello di Agar sul fondo ancora offuscato dell’aurora, definendo lo spazio in cui gli stessi si muovono e ponendo nel mezzo il viso del piccolo Ismaele tra l’ombra e la luce, con un fare tipico di Preti nella sua prima maturità.
Abramo, vestito di una tunica color indaco stretta alla vita da una cintola bianca, è posto sul limite sinistro del campo visivo, di spalle e di tre quarti e con l’indice sinistro indica la strada ad Agar poggiandole la mano destra sulla spalla, in un paterno gesto di commiato più che di ripudio. La donna, impostata con lo stesso taglio sul limite opposto, si rivolge verso di lui, piegando la testa e lo sguardo, quasi a volergli leggere negli occhi, e contemporaneamente poggiando la mano sinistra sulla spalla del piccolo Ismaele. Ella indossa un abito color ocra, quasi giallo-oro, con manica decorata da strisce verde scuro, completato da morbidi veli di consistenza serica sulla scollatura e sull’acconciatura e da una striscia celeste di traverso sulla spalla che forse è un legaccio della bisaccia o del mantello scuro, tutto caduto sul fianco destro. Bellissimo il gioco pittorico dei contrasti, che, attraverso le due fonti luminose – una proveniente dal fondo e l’altra dall’esterno, fuori scena -, scurisce il profilo di Abramo sul chiarore giallastro dell’alba e illumina quello di Agar sul fondo ancora offuscato dell’aurora, definendo lo spazio in cui gli stessi si muovono e ponendo nel mezzo il viso del piccolo Ismaele tra l’ombra e la luce, con un fare tipico di Preti nella sua prima maturità.
Giorgio Leone – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

