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Titolo: Sant’Andrea |
| Anno: 1643 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 250×150 | |
| Città: Lucerna | |
| Collocazione: Hofkirche |
Il dipinto, firmato in basso a sinistra «Preti Ger Hyerosolimitanus faciebat», celebra sant’Andrea apostolo, fratello di Simon Pietro, pescatore e primo tra i discepoli di Giovanni Battista a essere chiamato da Gesù presso il Giordano. Sono poche le notizie sulla sua vita; si tramanda che fu condannato al supplizio della croce e che egli stesso avrebbe chiesto d’essere appeso a una croce particolare fatta ad “X” che evoca, nella sua stessa forma, l’iniziale greca del nome di Cristo. Nella tela il Santo sostiene con un braccio la sua croce mentre rivolge lo sguardo verso l’alto, per manifestare la completa devozione alla volontà divina. In basso, il pesce indica la protezione del santo sui pescatori, mentre sullo sfondo si intravede la scena del suo supplizio.
Spike (1999) precisa come la commissione di questa piccola pala d’altare per la Hofkirche di Lucerna, la cui ricostruzione fu completata nel 1643, giunse con molta probabilità al Preti in virtù dei suoi legami con il papato Barberini. La datazione proposta ai primi anni quaranta del Seicento (Utili 1988) è ristretta da Spike all’anno 1643 per la specifica attinenza alla costruzione della chiesa. Stilisticamente è un’opera dalla «forte impronta classicista e domenichiniana» che testimonia come Mattia osservasse modelli classici e accademici oltre che caravaggeschi (Spezzaferro 1999). Per la sua struttura arcaizzante va dunque inserita nel contesto della produzione romana e affiancata a opere come la Susanna e i vecchioni del Museo Civico di Pistoia (cfr. Spike 1999, n. 407) e il Ripudio di Agar di Madrid (cfr. Spike 1999, n. 81), in cui sono leggibili richiami a opere del Guercino, di Andrea Sacchi e di Giovanni Lanfranco (Marini 1989). Per il punto di vista ribassato e per l’imponenza della figura isolata, il dipinto è associabile alla Morte di Catone in collezione privata (Utili 1999).
Spike (1999) precisa come la commissione di questa piccola pala d’altare per la Hofkirche di Lucerna, la cui ricostruzione fu completata nel 1643, giunse con molta probabilità al Preti in virtù dei suoi legami con il papato Barberini. La datazione proposta ai primi anni quaranta del Seicento (Utili 1988) è ristretta da Spike all’anno 1643 per la specifica attinenza alla costruzione della chiesa. Stilisticamente è un’opera dalla «forte impronta classicista e domenichiniana» che testimonia come Mattia osservasse modelli classici e accademici oltre che caravaggeschi (Spezzaferro 1999). Per la sua struttura arcaizzante va dunque inserita nel contesto della produzione romana e affiancata a opere come la Susanna e i vecchioni del Museo Civico di Pistoia (cfr. Spike 1999, n. 407) e il Ripudio di Agar di Madrid (cfr. Spike 1999, n. 81), in cui sono leggibili richiami a opere del Guercino, di Andrea Sacchi e di Giovanni Lanfranco (Marini 1989). Per il punto di vista ribassato e per l’imponenza della figura isolata, il dipinto è associabile alla Morte di Catone in collezione privata (Utili 1999).
C.P. – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

