29 – Il profeta Elia e la vedova Sarepta

  Titolo: Il profeta Elia e la vedova Sarepta
Anno: 1641-1642
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   431,8×254
Città: Dayton
Collocazione: Institute of Art
Nell’inventario post mortem del Cardinale marchigiano Giovanni Battista Pallotta, redatto nel 1668, sono registrati, nel palazzo di Roma, «doi altre sopraporte uno rappresentante Tres Vidit et unum adoravit; l’altro la vedova della Sacra Scrittura ambi del Cavalier calabrese con cornici tutte dorate» (cfr. D’Amico, in Caldarola 2009). Individuare, tra le opere di Mattia Preti, i due pendant di casa Pallotta, non è allo stato attuale degli studi impresa facile, tanto più che le due iconografie sembrerebbero poco frequentate dal Cavalier calabrese in tutta la sua lunga vita. Le due sopraporte appartenute al cardinale Pallotta sono verosimilmente andate disperse, ma esistono due dipinti pretiani che illustrano le due iconografie che, sebbene abbiano misure differenti rispetto all’inventario, comunque simili tra essi e con datazione abbastanza ravvicinata, evocano in proposito alcune suggestioni.
[…]
nel Vecchio Testamento si narra l’episodio della Vedova di Zarepta che, mentre raccoglie fasci di legna col figlio, si accorge dell’arrivo di Elia, appena “entrato nella porta della città”, e, alla richiesta del profeta di “un pezzo di pane”, la donna si inginocchia offrendogli “un pugno di farina” e “olio nell’orcio” (Primo Libro dei Re, 17, 7-16), proprio come si vede nel dipinto custodito a Brindisi. De Dominici menziona un «Elia accolto dalla vedova di Sarepta» (De Dominici 1742-1745, III, p. 375) nella collezione napoletana del commendator Parisi, riferendo, però, come trascrive lo stesso Spike, che «avrebbe acquistato la maggior parte dei suoi quadri di Preti a Malta» (Spike 1999). Della tela brindisina non si conosce la storia collezionistica, pertanto avanzare l’ipotesi di un collegamento fra la nota inventariale Pallotta e la collezione napoletana citata dal De Dominici è del tutto privo di fondamento. Ciò nonostante il quadro è al momento l’unico riscontro visivo attribuito a Mattia Preti di simile soggetto, databile «alla prima metà degli anni Quaranta o poco dopo» (Barbone Pugliese, in Caldarola 2009).
A. D’A. – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013