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Titolo: Miracolo di San Pantaleone |
| Anno: 1635-1640 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 200×200 | |
| Città: Firenze | |
| Collocazione: Collezione privata |
La tela raffigura uno dei vari miracoli operati da san Pantaleo, protettore dei medici. Nativo della Bitinia, nel IV secolo, il Santo venne educato cristianamente dalla madre Eubule, e avviato dal padre di fede pagana allo studio della medicina, campo nel quale eccelse al punto da guadagnarsi la stima dell’imperatore Massimiano. Abbandonate rapidamente le credenze pagane, il giovane cominciò ad effettuare guarigioni miracolose nel nome di Cristo, narrate in maniera più o meno fantasiosa nella Passio relativa al Santo. Il dipinto potrebbe raffigurare sia il miracolo della guarigione di un cieco, caduto in miseria dopo essersi rivolto inutilmente a molti medici – episodio cui farebbe pensare la figura del vecchio con gli occhiali al centro della composizione, nonché la presenza dell’uomo stupefatto, in primo piano, col turbante, che potrebbe raffigurare il padre del Santo il quale si convertì proprio di fronte al miracolo -; sia il miracolo della guarigione di un paralitico, avvenuta sempre invocando Cristo, nel corso di una ordalia tra sacerdoti pagani e il giovane medico, organizzata da lui stesso per contrastare le lusinghe dell’imperatore che cercava con ogni mezzo di dissuaderlo dall’abbracciare la fede cristiana e che, in seguito a questo miracolo, decise di sottoporre Pantaleo ad una serie di orribili torture, risultate comunque inefficaci.
[…]
L’impostazione luministica e l’attenzione naturalistica derivano dall’influenza del caravaggismo cui Preti era stato molto sensibile al suo arrivo a Roma e forse ancora prima di giungere nella città papale, come proprio pale di questo tipo potrebbero far ritenere per le tangenze con l’opera di Battistello. Abbandonate le composizioni a mezza figura, con giocatori, musici o episodi evangelici, Preti trasferisce l’adesione al gusto caravaggesco in una pala d’altare «l’ultima pala caravaggesca ad essere innalzata in una chiesa romana» (Spike 1989), in qualche modo dissonante, in pieni anni Quaranta, con le tendenze più in voga. Né mancano citazioni fedeli da Caravaggio stesso, come il brano dell’uomo con le lenti, già presente nel Tributo di Brera, derivato dalla Vocazione di Matteo del Merisi in San Luigi dei Francesi.
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L’impostazione luministica e l’attenzione naturalistica derivano dall’influenza del caravaggismo cui Preti era stato molto sensibile al suo arrivo a Roma e forse ancora prima di giungere nella città papale, come proprio pale di questo tipo potrebbero far ritenere per le tangenze con l’opera di Battistello. Abbandonate le composizioni a mezza figura, con giocatori, musici o episodi evangelici, Preti trasferisce l’adesione al gusto caravaggesco in una pala d’altare «l’ultima pala caravaggesca ad essere innalzata in una chiesa romana» (Spike 1989), in qualche modo dissonante, in pieni anni Quaranta, con le tendenze più in voga. Né mancano citazioni fedeli da Caravaggio stesso, come il brano dell’uomo con le lenti, già presente nel Tributo di Brera, derivato dalla Vocazione di Matteo del Merisi in San Luigi dei Francesi.
Mariella Utili – Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999

