| Titolo: Il tributo della moneta | |
| Anno: 1633 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 123×173 | |
| Città: Roma | |
| Collocazione: Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Corsini |
Il dipinto purtroppo non è giunto fino a noi indenne. Come ha evidenziato anche il recente restauro, soprattutto gli scuri e qualche figura risultano impoveriti. I colori hanno una tonalità terrosa probabilmente derivante anche da un viraggio delle tinte. I pigmenti hanno scarso spessore forse anche per ripetute energiche puliture.
[…]
il dipinto non passò del tutto inosservato se la composizione fu tenuta in parte presente da Luca Giordano nel dipinto della Corsini conservato al Senato, … È molto probabile che quest’opera sia stata eseguita a Roma durante il soggiorno romano del 1653 oppure verso la fine del decennio, come indica l’ampia monografia sul pittore di Oreste Ferrari e Giuseppe Scavizzi ripubblicata nel 1992. Giordano semplifica la composizione di Preti, cadenzando l’episodio sul colloquio intenso ed esclusivo tra Pietro e Cristo, ma riprende nel primo l’atteggiamento dell’apostolo di spalle che regge il pesce ruotando appena la figura, mentre il viso di Cristo ha gli stessi nobili tratti di quelli di Preti. Lo stile è evidentemente diverso: Giordano stempera la sua cultura riberesca soprattutto sugli esempi neoveneti di Mola.
[…]
la distribuzione della luce che irrompe sicura da sinistra, si insinua tagliente nel groviglio di mani e di teste arricchendosi sapientemente di mezzi toni (purtroppo questi ultimi molto impoveriti), per poi colpire con una lama luminosa di intensità simile a quella che segna il profilo del doganiere dalla parte opposta, il busto e il bel viso guercinesco di Cristo. E guercinesca è questa luce più che manfrediana, che mette a fuoco il racconto, lo esplicita e lo organizza.
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il dipinto non passò del tutto inosservato se la composizione fu tenuta in parte presente da Luca Giordano nel dipinto della Corsini conservato al Senato, … È molto probabile che quest’opera sia stata eseguita a Roma durante il soggiorno romano del 1653 oppure verso la fine del decennio, come indica l’ampia monografia sul pittore di Oreste Ferrari e Giuseppe Scavizzi ripubblicata nel 1992. Giordano semplifica la composizione di Preti, cadenzando l’episodio sul colloquio intenso ed esclusivo tra Pietro e Cristo, ma riprende nel primo l’atteggiamento dell’apostolo di spalle che regge il pesce ruotando appena la figura, mentre il viso di Cristo ha gli stessi nobili tratti di quelli di Preti. Lo stile è evidentemente diverso: Giordano stempera la sua cultura riberesca soprattutto sugli esempi neoveneti di Mola.
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la distribuzione della luce che irrompe sicura da sinistra, si insinua tagliente nel groviglio di mani e di teste arricchendosi sapientemente di mezzi toni (purtroppo questi ultimi molto impoveriti), per poi colpire con una lama luminosa di intensità simile a quella che segna il profilo del doganiere dalla parte opposta, il busto e il bel viso guercinesco di Cristo. E guercinesca è questa luce più che manfrediana, che mette a fuoco il racconto, lo esplicita e lo organizza.
S.A. –
Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999

