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Titolo: Omero |
| Anno: 1633 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 102×81 | |
| Città: Venezia | |
| Collocazione: Galleria dell’Accademia |
Più di un dipinto raffigurante filosofi o profeti viene citato nella densa biografia di Preti stilata dal De Dominici, nonché nelle varie collezioni romane fra Seicento e Settecento (De Marchi 1987) – per lo più a mezzo busto e di circa 4 palmi di altezza – alcuni dei quali identificabili con opere conosciute come nel caso del Diogene
[…]
La pennellata veloce che delinea la luce sul bordo della manica del vecchio poeta riporta all’analoga definizione serpeggiante sul bordo bianco del mantello della testa guercinesca; altrettanto chiare le relazioni con la folta barba e la pelliccia sulle spalle o con il modo di lasciare in piena luce lo zigomo sfumando nell’ombra la guancia.
È un repertorio di soluzioni che si ritrova frequentemente anche nelle composizioni a tre figure, più tipiche dell’opera giovanile di Preti
[…]
Il ritratto del poeta greco, cieco – secondo la leggenda – per aver osato diffamare Elena di Troia, dai tratti nobili e col capo coronato di alloro, spesso abbinato ad uno strumento a corde che allude all’usanza greca di unire la musica al canto della poesia, talvolta accompagnato da un giovane cui detta i suoi versi, è un tema frequente nell’iconografìa seicentesca, a partire dagli anni Trenta circa, sia a Roma che nell’Italia del nord. Schleier (in Lugano-Roma 1989-90) ricorda tra gli esemplari più antichi proprio questa tela – databile intorno alla metà degli anni Trenta, secondo Spike, ma probabilmente anche di qualche anno più tardo – e un dipinto attribuito al genovese Luca Saltarello, conservato alla Galleria Sabauda di Torino, risalente ai primi anni del quarto decennio.
L’opera recava una iniziale attribuzione a Caravaggio, poi al Mola (Ozzola 1911), non da tutti accettata (Voss 1924), fino a che Longhi (1943) la inserisce nel gruppo di dipinti ascrivibili all’attività del giovane Preti.
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La pennellata veloce che delinea la luce sul bordo della manica del vecchio poeta riporta all’analoga definizione serpeggiante sul bordo bianco del mantello della testa guercinesca; altrettanto chiare le relazioni con la folta barba e la pelliccia sulle spalle o con il modo di lasciare in piena luce lo zigomo sfumando nell’ombra la guancia.
È un repertorio di soluzioni che si ritrova frequentemente anche nelle composizioni a tre figure, più tipiche dell’opera giovanile di Preti
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Il ritratto del poeta greco, cieco – secondo la leggenda – per aver osato diffamare Elena di Troia, dai tratti nobili e col capo coronato di alloro, spesso abbinato ad uno strumento a corde che allude all’usanza greca di unire la musica al canto della poesia, talvolta accompagnato da un giovane cui detta i suoi versi, è un tema frequente nell’iconografìa seicentesca, a partire dagli anni Trenta circa, sia a Roma che nell’Italia del nord. Schleier (in Lugano-Roma 1989-90) ricorda tra gli esemplari più antichi proprio questa tela – databile intorno alla metà degli anni Trenta, secondo Spike, ma probabilmente anche di qualche anno più tardo – e un dipinto attribuito al genovese Luca Saltarello, conservato alla Galleria Sabauda di Torino, risalente ai primi anni del quarto decennio.
L’opera recava una iniziale attribuzione a Caravaggio, poi al Mola (Ozzola 1911), non da tutti accettata (Voss 1924), fino a che Longhi (1943) la inserisce nel gruppo di dipinti ascrivibili all’attività del giovane Preti.
Mariella Utili – Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999

