Circondata da un tripudio di angioletti, la Vergine dalle sembianze giovanissime si inginocchia su una nuvola per chiedere alla Trinità l’intercessione in favore delle anime purganti: Dio Padre poggia con fermezza la mano su un globo, e Cristo è avvolto in un manto che lascia intravvedere i segni della Passione, quasi a voler sottolineare la condivisione della sofferenza fisica con le anime del Purgatorio rappresentate più in basso. Un angelo dalle vesti svolazzanti funge da raccordo compositivo tra la parte superiore della tela e quella inferiore, dove Mattia Preti mette in scena la tribolazione delle anime avvolte dalle fiamme: questa è la porzione del dipinto più carica di pathos, in cui le linee direttrici delle figure tracciano moti divergenti per descrivere il tormento della loro condizione.
La grande tela con la Preghiera della Vergine alla Santissima Trinità per le Anime del Purgatorio si trova nella chiesa delle Anime Purganti fin dal 1659, quando vennero pagati 298 scudi per l’esecuzione del dipinto (Spike 1989), che costituisce una delle primissime committenze maltesi di Preti. Circa una decina d’anni dopo vennero richiesti al calabrese altri due dipinti per integrare la decorazione della chiesa, sede della comunità internazionale di La Valletta e dei commercianti marittimi: a questo scopo Preti realizzò un San Gregorio Magno (oggi in sacrestia) e un Giuda Maccabeo fa sacrificio per le anime dei morti, già segnalato in cattive condizioni di conservazione all’inizio del secolo scorso e oggi disperso (Spike 1999).
Spike (1999) rileva delle assonanze tra la tela in esame e la pala d’altare dipinta da Massimo Stanzione per la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio a Napoli, soprattutto per via della resa fortemente naturalistica delle anatomie, e avvicina invece la struttura compositiva dominata da un movimento ascensionale agli affreschi eseguiti da Preti stesso per le porte della città di Napoli tra il 1657 e il 1659.
La grande tela con la Preghiera della Vergine alla Santissima Trinità per le Anime del Purgatorio si trova nella chiesa delle Anime Purganti fin dal 1659, quando vennero pagati 298 scudi per l’esecuzione del dipinto (Spike 1989), che costituisce una delle primissime committenze maltesi di Preti. Circa una decina d’anni dopo vennero richiesti al calabrese altri due dipinti per integrare la decorazione della chiesa, sede della comunità internazionale di La Valletta e dei commercianti marittimi: a questo scopo Preti realizzò un San Gregorio Magno (oggi in sacrestia) e un Giuda Maccabeo fa sacrificio per le anime dei morti, già segnalato in cattive condizioni di conservazione all’inizio del secolo scorso e oggi disperso (Spike 1999).
Spike (1999) rileva delle assonanze tra la tela in esame e la pala d’altare dipinta da Massimo Stanzione per la chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio a Napoli, soprattutto per via della resa fortemente naturalistica delle anatomie, e avvicina invece la struttura compositiva dominata da un movimento ascensionale agli affreschi eseguiti da Preti stesso per le porte della città di Napoli tra il 1657 e il 1659.
S.S. – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

