98 – Banchetto di Erode

Titolo: 
Anno: 1658 circa
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   179,5×260,5
Città: Kassel
Collocazione:  Gemäldegalerie
Un’atmosfera sospesa nel silenzio causato dall’improvviso orrore domina il Banchetto di Erode conservato alla Gemaldegalerie di Kassel: Erode spalanca le braccia agghiacciato dalla visione che gli si para davanti, al pari del fanciullo alla sua destra che sgrana gli occhi sulla testa del Battista, condotta al banchetto da un’imperturbabile Salomè. Erodiade sorride in maniera sciagurata compiacendosi dell’atto mostruoso compiuto dalla figlia su sua istigazione: la principessa ebrea rifulge in tutta la sua bellezza femminile, vestita di un abito ampiamente scollato che mostra il petto candido ed esalta il volto incorniciato da un’elaborata capigliatura. Salomè ostenta lo stesso piglio materno, e nessuna esitazione traspare nei suoi gesti: l’estro narrativo di Mattia Preti ci propone una giovanissima Salomè che conduce baldanzosa sulla tavola l’orrido trofeo, quasi accennando l’ultimo passo della sua danza sensuale. La scena è orchestrata secondo un modello ben rodato negli anni napoletani da Preti, periodo a cui anche il dipinto di Kassel va ascritto: su un lato l’alzata di piatti si arrampica sulla parete della sala, mentre sull’altro, oltre la balconata su cui giace il corpo esanime del Battista, il pittore apre un arioso paesaggio urbano.
Il dipinto è stato ritenuto in passato (Voss 1938) il pendant della Predica del Battista davanti ad Erode, identificato con la tela che si trova oggi in una collezione privata statunitense (cfr. Spike 1999, n. 3), in base all’inventario dei beni del mercante Ferdinand van den Eynden compilato nel 1688 da Luca Giordano, il quale descrive nella collezione napoletana del fiammingo due quadri con tali soggetti: oggi, tuttavia, la critica è concorde nell’accostare alla Predica il Banchetto di Erode di Toledo nello Ohio (cfr. Spike 1999, n. 241), considerando la versione di Kassel posteriore di qualche anno. Rispetto al dipinto americano con lo stesso episodio, la tela qui in esame presenta una pennellata meno avvolgente e una cromia leggermente più fredda, che tuttavia nulla toglie al pathos della scena drammatica.
S.S. – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013