|
Titolo: San Paolo eremita |
| Anno: 1656 – 1660 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 234×281 | |
| Città: Toronto | |
| Collocazione: Art Gallery of Ontario |
Secondo la tradizione, san Paolo, nativo di Tebe, fu il primo eremita cristiano che scelse di vivere nel deserto egiziano per sfuggire alle persecuzioni dell’imperatore romano Decio, nel III secolo, e dedicarsi alla vita contemplativa e alla preghiera. Come nel caso di Elia nel deserto, anche san Paolo era nutrito ogni giorno da un corvo che gli portava un tozzo di pane. Visse molto a lungo e, secondo la Leggenda aurea, ormai più che centenario ricevette la visita di sant’Antonio Abate, eremita anch’egli, che restò con lui fino alla morte e provvide a seppellirlo, con l’aiuto di due leoni che scavarono la fossa, non avendone la forza da solo.
In alto appare il corvo che porta il cibo al Santo, coperto da un manto di palme intrecciate – motivo iconografico ricorrente nella rappresentazione degli asceti e spesso utilizzato da Preti stesso – mentre sullo sfondo è appena abbozzato il vecchio sant’Antonio.
La figura dell’eremita, vigorosa nonostante l’età avanzata, si staglia con potenza sul fondo, delineata nella sua volumetrica plasticità dal marcato contrasto tra luci e ombre. La magniloquenza della gestualità, come ha sottolineato Spike (in New Haven 1987), è fortemente influenzata dall’impressione che suscitarono in Preti le realizzazioni scultoree di Bernini, dal giovanile San Longino per San Pietro fino alla maestosa Fontana dei fiumi in piazza Navona che, come si è visto, costituì un riferimento importante per gli affreschi eseguiti a Modena tra l’autunno 1651 e la primavera successiva.
In alto appare il corvo che porta il cibo al Santo, coperto da un manto di palme intrecciate – motivo iconografico ricorrente nella rappresentazione degli asceti e spesso utilizzato da Preti stesso – mentre sullo sfondo è appena abbozzato il vecchio sant’Antonio.
La figura dell’eremita, vigorosa nonostante l’età avanzata, si staglia con potenza sul fondo, delineata nella sua volumetrica plasticità dal marcato contrasto tra luci e ombre. La magniloquenza della gestualità, come ha sottolineato Spike (in New Haven 1987), è fortemente influenzata dall’impressione che suscitarono in Preti le realizzazioni scultoree di Bernini, dal giovanile San Longino per San Pietro fino alla maestosa Fontana dei fiumi in piazza Navona che, come si è visto, costituì un riferimento importante per gli affreschi eseguiti a Modena tra l’autunno 1651 e la primavera successiva.
Mariella Utili – Mattia Preti Tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999

