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Titolo: Gregorio Carafa sconfigge gli Ottomani |
| Anno: 1667 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 274 x 223 | |
| Città: Roccella Jonica | |
| Collocazione: Chiesa di San Nicola ex Aleph |
Il quadro misura 274 x 223 cm, è strutturato su tre livelli distinti. Il primo livello presenta uno sfondo con un cielo bluastro cupo, grigio, incombente, e tre nuvole di diverse dimensioni e colori.
In alto a sinistra è raffigurata la Vergine Maria, avvolta in un manto e un velo azzurro e con una veste rossa, tipici colori mariani che rappresentano la trascendenza e l’umanità. Sulla spalla sinistra della Vergine è seduto un in fante, posto su un cuscino nero, che stringe in mano una benda da infante e un piccolo rametto di spine di colore verde. Probabilmente si tratta della Vergine Maria venerata a Roccella, sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie. Un titolo mariano che probabilmente si richiama alla Vergine protettrice dell’Ordine di Malta, di un’icona dell’IX-X secolo, venerata prima in un piccolo eremo a Rodi sul monte Fileremo, poi a Malta dal 1530 come “Vergine delle grazie di tutte le Grazie”.
Un particolare che, inspiegabilmente, non è mai stato evidenziato è l’araldico messo in mano all’infante, che regge una fascia di stoffa e un piccolo rametto spinoso, chiara allusione al casato dei Carafa della Spina, simile a quello che troviamo nella Madonna con Bambino, Sant’Anna, San Gregorio Taumaturgo e nel ritratto del Gran Maestro Gregorio Carafa, nella Chiesa di San Francesco d’Assisi a La Valletta – Malta.
Il secondo livello del quadro è costituito dalla parte centrale della tela, la più estesa come area pittorica, dove troviamo una raffigurazione equestre di un cavaliere sopra un destriero pezzato di colore marrone e, in secondo piano, lo sfondo di alcuni edifici civili e religiosi di Roccella.
Dietro il cavaliere e il destriero, nello sfondo paesaggistico, s’intravedono alcuni edifici di Roccella in festa. Si distingue in particolare la Torre di Pizzofalcone, che ricorda quella della fortificazione a La Valletta, a Malta, nell’affresco di Mattia Preti. Sulla torre sventola la bandiera con lo stemma dei principi Carafa della Spina,
Nel terzo livello in basso, osserviamo i corpi di quattro ottomani, di cui due sono interamente visibili. Degli altri due s’intravedono solo alcune parti del corpo: gambe, braccia e ginocchia. Un ottomano dalla carnagione chiara, con la bocca aperta e un turbante in testa, brandisce una scimitarra con la mano destra; è vivo.
Antonio Finocchiaro
CITTÀ FEUDALI E CITTÀ DEMANIALI – Atti di studi storici Gerace, Riace 20-21 settembre 2024

