625 – Abramo e i tre angeli

Titolo: Abramo e i tre angeli
Anno: 1635-1640
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni: 115 x 145
Città: 
Collocazione: Collezione privata
La storia dell’incontro di Abramo con i tre angeli (Gn 18,1-8) incontra una intensa fortuna nell’arte italiana del Seicento sin dalla versione datane da Raffaello e dalla sua scuola nell’affresco nelle Logge Vaticane. La nitida interpretazione del tema che qui si discute è recentemente passata a Londra presso Sotheby’s (10-VII-2014, lotto 220), come pertinente a «Neapolitan School, 17th Century». In una notizia di sala durante l’asta la Sotheby’s ha dato conto dell’attribuzione a Mattia Preti che avevo già avanzato da foto nel maggio del 2014, non senza l’emozione per il ritrovamento di un dipinto molto importante per il primo tratto di Preti. L’ho poi reso noto e discusso sinteticamente nel recente contributo qui citato in bibliografia, considerandolo un’opera dei tardi anni Quaranta, e situandolo tra la produzione di Mattia Preti a Roma, gli affreschi di San Biagio a Modena (1651-52), e a Napoli, dove giunge nel 1653. L’amico e collega Giorgio Leone considera tale datazione troppo avanzata e propone invece di situare il dipinto tra il 1635 e il 1640, o forse un po’ dopo tali date, e comunque prima del presunto viaggio di Preti a Venezia. Tale ipotesi è senz’altro più credibile. I rapporti stilistici più stringenti si possono infatti istituire con opere datate per l’appunto tra il 1630 e il 1640, come il cosiddetto Baccanale in Collezione Raggi (cfr. Spike 1999, p. 180 n. 94), Mosè sul Monte Sinai del Musée Fabre a Montpellier (cfr. Spike 1999, p. 191 n. 105), Trionfo di Sileno del Musée des Beaux-Arts a Tours (cfr. Spike 1999, p. 302 n. 244), Trionfo di Amore in collezione privata (cfr. Spike 1999, p. 374 n. 319) e il pendant con due Scene di pestilenza sempre in collezione privata (cfr. M. Utili, in Mattia Preti 1999b, pp. 106-107). Questo gruppo è comunemente datato tra il corso del quarto e gli inizi del quinto decennio del Seicento (cfr. almeno M. Utili, in Mattia Preti 1999b, pp. 100-107).
Si è più volte notato che in questa fase del suo percorso Mattia Preti rivolge la sua attenzione a Poussin, alle tendenze del classicismo che si fronteggiavano in quel momento a Roma, e anche alle esperienze del movimento neoveneto, che sulla scorta della presenza dei “Baccanali” di Tiziano a Roma dirama le sue propaggini verso personalità come Pier Francesco Mola e Pietro Testa. Nel dipinto in discussione le pieghe dei panneggi bianchi del primo angelo, descritte con un ductus abbreviato e un po’ angoloso, come di carta da zucchero, sono quelle dei quadri romani di Mattia Preti anche se, guardando alla delicatezza dei tratti degli angeli, in un altro contesto si potrebbe pensare che egli avesse in mente un’opera di Cavallino.
Riccardo  Lattuada
Mattia Preti – Un giovane nella Roma dopo Caravaggio, a cura di G. Leone, Ed. Rubbettino, Soveria Mannelli, 2016