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Titolo: Allegoria d’un giovane cavaliere che scegli la virtù |
| Anno: 1635 – 1640 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 171,2×138,5 | |
| Città: Chieti | |
| Collocazione: Collezione privata |
Il soggetto è una rilettura secentesca della storia di Ercole al bivio. Un giovane di belle sembianze è rappresentato fra tre fanciulle, una delle quali versa una coppa di vino, mentre un’altra accenna al suo tamburello come per invitarlo a suonare con lei. Imperturbato da queste distrazioni sensuali comunque, il protagonista offre una rosa – simbolo degli affetti del suo cuore – alla terza fanciulla seduta in mezzo ai libri e la corona d’alloro dei poeti, che porge una spada. Egli sceglie così la più nobile e difficile vocazione del sapere e dell’erudizione. La cornucopia che sparge monete d’argento è però un segno che il lavoro virtuoso porta ricompensa. Nella parte bassa e sinistra un putto tiene un nastro su cui è scritto il significato del dipinto “Cercano di persuadermi ma io so”.
Il dipinto sembra essere un’opera autografa del circa 1635; il soggetto insolito è chiaramente da leggersi da un punto di vista autobiografico, poichè riflette in particolare la decisione dell’artista nel 1641 di fare la sua professione come cavaliere dell’Ordine di San Giovannni.
Questa affascinante Allegoria rivela che Preti contemplava tale passo già diversi anni prima di poterlo effettuar.
Il dipinto sembra essere un’opera autografa del circa 1635; il soggetto insolito è chiaramente da leggersi da un punto di vista autobiografico, poichè riflette in particolare la decisione dell’artista nel 1641 di fare la sua professione come cavaliere dell’Ordine di San Giovannni.
Questa affascinante Allegoria rivela che Preti contemplava tale passo già diversi anni prima di poterlo effettuar.
John T. Spike – Mattia Preti: Catalogo ragionato dei dipinti – Firenze, 1999
L’autenticità dell’opera è confermata anche da Claudio Strinati, che la colloca come un’opera giovanile “Fortemente caravaggesca e debitrice anche dell’influsso del caravaggismo francese della pittura bolognese di ambito carraccesco”. Strinati la considera un “autentico capolavoro concettuale (La chiave di lettura sta nel motto scritto nel cartiglio “SUADENT ILLAE EGO GENIUS TRAHO)”, raffrontandola con “alcune delle opere cruciali della giovinezza di Mattia tra le più note e sicure come il grandioso Concerto nella collezione Doria Panphilj a Roma.
L’autenticità dell’opera è stata anche confermata da un esame dal vero di Keith Sciberras che ne posticipa, però, la datazione rispetto a Strinati e collocandola nel “periodo 1635 – 1640, precisamente quando il pittore iniziava ad allontanarsi dalla sua prima maniera caravaggesca cercando altre fonti.
L’autenticità dell’opera è stata anche confermata da un esame dal vero di Keith Sciberras che ne posticipa, però, la datazione rispetto a Strinati e collocandola nel “periodo 1635 – 1640, precisamente quando il pittore iniziava ad allontanarsi dalla sua prima maniera caravaggesca cercando altre fonti.

