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Titolo: San Pietro paga il tributo |
| Anno: | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 147×298 | |
| Città: Roma | |
| Collocazione: Galleria Doria Pamphilj |
Tema ricorrente nelle tele del primo tempo romano del pittore, il pagamento da parte di Pietro del tributo, dovuto da tutti gli ebrei per il mantenimento del tempio, e reso possibile grazie alla moneta d’argento ritrovata nel pesce appena pescato (Matteo 17, 24-27),dà occasione a Preti per un’ampia composizione, affollata di figure, molto vicina ai modi caravaggeschi.
[…]
La scena è ambientata in un interno non ben definito, così come nelle tele a tre figure dei primissimi anni, ed anche il gran tavolo al centro, reso con visuale leggermente dall’alto, rimanda alle soluzioni già adottate nel Concerto Thyssen o nella Partita a carte già Silj.
[…]
Il gioco delle ombre dà vita a soluzioni decisamente riuscite, come la figura dell’apostolo di spalle in primo piano, una soluzione su cui Preti ritorna volentieri perché evidentemente l’ampia superfìcie della schiena consente gli effetti di luce e i virtuosismi che il maestro predilige. Il gusto naturalistico nella definizione di mani, fronti rugose, barbe canute, , ma anche di stoffe di diversa consistenza, e i brani di natura morta, di scarna semplicità, viene esaltato da un tipo di illuminazione laterale che non ha più nulla dello sperimentalismo di Caravaggio, ma è inteso come espediente per creare effetti di suggestione.
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La scarsa dimestichezza del De Dominici con la prima produzione del pittore fa tacere di opere di questa rilevanza, né altre fonti si rivelano più generose al riguardo.
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La scena è ambientata in un interno non ben definito, così come nelle tele a tre figure dei primissimi anni, ed anche il gran tavolo al centro, reso con visuale leggermente dall’alto, rimanda alle soluzioni già adottate nel Concerto Thyssen o nella Partita a carte già Silj.
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Il gioco delle ombre dà vita a soluzioni decisamente riuscite, come la figura dell’apostolo di spalle in primo piano, una soluzione su cui Preti ritorna volentieri perché evidentemente l’ampia superfìcie della schiena consente gli effetti di luce e i virtuosismi che il maestro predilige. Il gusto naturalistico nella definizione di mani, fronti rugose, barbe canute, , ma anche di stoffe di diversa consistenza, e i brani di natura morta, di scarna semplicità, viene esaltato da un tipo di illuminazione laterale che non ha più nulla dello sperimentalismo di Caravaggio, ma è inteso come espediente per creare effetti di suggestione.
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La scarsa dimestichezza del De Dominici con la prima produzione del pittore fa tacere di opere di questa rilevanza, né altre fonti si rivelano più generose al riguardo.
Mariella Utili
Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Elencta Napoli, 1999
Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Elencta Napoli, 1999

