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Titolo: Giuseppe spiega i sogni al faraone |
| Anno: 1680 – 1689 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 188×254 | |
| Città: Rende | |
| Collocazione: Collezione privata |
Il dipinto, per ragioni stilistiche, può essere datato nel corso del nono decennio e quindi riferibile alla vasta produzione matura del Cavalier calabrese durante gli ultimi anni maltesi.
[…]
Vincenzo Pacelli, che lo ha reso noto agli studi, collega la scena con la citazione di Bernardo De Dominici, il quale registra la presenza di tre quadri di Preti “in casa del Marchese di Genzano, D. Giacomo di Marino”, fra i quali un «Giacobbe che vede la veste insanguinata di Giuseppe suo figlio mostratagli dai fratelli e l’altro lo stesso Giuseppe che spiega i sogni al faraone e questi sono grandi e di figure intiere- (De Dominici 1742-1745, III, p. 374).
Il quadro si sviluppa in orizzontale secondo i canoni compositivi abituali di Mattia Preti, soprattutto per quel che riguarda l’uso del piano rialzato che domina la scena, creando monumentalità e visione a più livelli dal basso verso l’alto. L’artista dipinge una armoniosa scenografia teatrale in cui ogni figura ha un ruolo ben delineato, a partire dal corpulento Faraone d’Egitto che, seduto sul suo scranno con lo scettro in mano, ascolta incuriosito ma turbato l’interpretazione dei suoi sogni che il giovane Giuseppe, figlio di Giacobbe, sta declamando da vero attore. Giuseppe, posto al centro della composizione che, secondo la narrazione del libro della Genesi, era stato venduto dai suoi fratelli come schiavo e poi incarcerato dagli egiziani, in prigione si era guadagnato la fama di bravo interprete di sogni, tanto che, quando il Faraone fece due sogni in una sola notte di cui nessun indovino e saggio d’Egitto riusciva a comprendere il significato e che lo angosciavano lo fece chiamare al suo cospetto per una spiegazione.
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Vincenzo Pacelli, che lo ha reso noto agli studi, collega la scena con la citazione di Bernardo De Dominici, il quale registra la presenza di tre quadri di Preti “in casa del Marchese di Genzano, D. Giacomo di Marino”, fra i quali un «Giacobbe che vede la veste insanguinata di Giuseppe suo figlio mostratagli dai fratelli e l’altro lo stesso Giuseppe che spiega i sogni al faraone e questi sono grandi e di figure intiere- (De Dominici 1742-1745, III, p. 374).
Il quadro si sviluppa in orizzontale secondo i canoni compositivi abituali di Mattia Preti, soprattutto per quel che riguarda l’uso del piano rialzato che domina la scena, creando monumentalità e visione a più livelli dal basso verso l’alto. L’artista dipinge una armoniosa scenografia teatrale in cui ogni figura ha un ruolo ben delineato, a partire dal corpulento Faraone d’Egitto che, seduto sul suo scranno con lo scettro in mano, ascolta incuriosito ma turbato l’interpretazione dei suoi sogni che il giovane Giuseppe, figlio di Giacobbe, sta declamando da vero attore. Giuseppe, posto al centro della composizione che, secondo la narrazione del libro della Genesi, era stato venduto dai suoi fratelli come schiavo e poi incarcerato dagli egiziani, in prigione si era guadagnato la fama di bravo interprete di sogni, tanto che, quando il Faraone fece due sogni in una sola notte di cui nessun indovino e saggio d’Egitto riusciva a comprendere il significato e che lo angosciavano lo fece chiamare al suo cospetto per una spiegazione.
A. D’A.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

