194 – San Giovanni Elemosiniere

 
Titolo:  San Giovanni Elemosiniere
Anno:  1682 – 1684
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   210×144
Città: La Valletta – Malta
Collocazione:  National Museum of Fine Arts
Il dipinto fu commissionato per l’altare maggiore della chiesa di San Giovanni Elemosinario detta la Ghuxa presso le fortificazioni della Cottonera a Cospicua, sull’isola di Malta: le fonti informano che l’edificio sacro fu realizzato nel 1682 a spese di Fra Pietro Viani, già committente del calabrese, e a quello stesso momento va riferita l’esecuzione della tela in esame. Il soggetto rappresentato è San Giovanni Elemosiniere, particolarmente venerato presso l’Ordine dei Cavalieri di Malta: figlio di Epifanio, governatore della città cipriota di Amatonte, il giovane Giovanni è costretto dalla famiglia a non seguire la sua vocazione di uomo pio e misericordioso, e viene instradato invece agli studi e alla vita coniugale. Dal matrimonio nascono due figli, che tuttavia muoiono prematuramente insieme alla loro madre: Giovanni può quindi tornare al suo progetto originario e risponde alla chiamata di Dio. Si dedica senza sosta ai suoi “padroni e signori”, i poveri e i diseredati, assistendoli nei loro bisogni spirituali e materiali: la sua fama di sant’uomo è tale che il popolo lo acclama vescovo di Alessandria d’Egitto, città alla quale sacrificherà il resto della sua esistenza. Per sua volontà Alessandria viene arricchita di strutture educative e assistenziali, ospedali, case per i forestieri, strutture di ricovero per gli anziani e gli indigenti, e la tradizione vuole che distribuisse giornalmente l’elemosina a settemila poveri, meritandosi l’appellativo di “Elemosiniere”. L’ordine di Malta gli tributava un culto speciale come patrono e fondatore del primo ospedale dei Cavalieri in Gerusalemme. Il dipinto è caratterizzato dalla netta contrapposizione tra la luminosa figura del Santo e il resto della tela lasciato nei mezzi toni di una tavolozza ricca di infinite sfumature di bruni: l’anziano patriarca di Alessandria è seduto su un precario sgabello di legno, a conferma della tradizione agiografica che lo voleva povero tra i poveri. È avvolto in una pianeta chiara impreziosita da raffinati riflessi serici e da un lungo pallio che arriva a lambire le figure di mendicanti che si assiepano supplici, ai suoi piedi, mentre sullo sfondo il cielo si apre nella luce calda di un tramonto minaccioso.
Spike (1999) riconosce che alcune fonti antiche citano una lunetta raffigurante Dio Padre a coronamento della pala d’altare.
S.S.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013