160 – Predica di San Bernardino da Siena

  Titolo:   Predica di San Bernardino da Siena
Anno:  1673 – 1674
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   414×271
Città:  Siena
Collocazione:  Duomo
La grande fortuna della tela con la Canonizzazione di Santa Caterina da Siena (cfr. Spike 1999, n. 216) per la chiesa di San Francesco guadagnò a Mattia Preti a distanza di pochi mesi un’altra prestigiosa commissione nella città toscana: il 3 maggio 1673, infatti, l’Opera del Duomo di Siena deliberava di far realizzare un grande dipinto da porre sull’altare dedicato a san Bernardino all’interno della cattedrale e disponeva di «far dipingere il quadro dall’istesso Pittore che ha dipinto il quadro de’ Signori Piccolomeni nel Tempio di San Francesco di questa città, l’opera del quale Artefice, dimostrata nella pittura di questo quadro, lo fa conoscere per uno de’ primi dipintori nel secolo corrente» (Spike 1998). L’incarico al Cavalier calabrese dell’esecuzione dell’opera va forse legato all’interessamento del rettore dell’Opera senese, Lorenzo De Vecchi, che rivestiva il ruolo di comandante dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni (Spike 1999). Dopo un pagamento datato al gennaio del 1675, la tela approda nella primavera dello stesso anno da Malta a Livorno e da qui è condotta a Siena, dove si trova tutt’ora nel secondo altare del transetto di destra.
[…]
Mattia Preti isola il Santo a mezza altezza al di sopra di un semplice pulpito, mentre infiamma con la sua oratoria un pubblico eterogeneo di uditori: donne piangenti, uomini pensosi, giovani che si aggrappano alle cornici del pergamo, soldati attenti costituiscono un campione di varia umanità che dà occasione al pittore di dare sfoggio della sua inesaurita capacità di varietà narrativa. Sullo sfondo, una quinta architettonica a tre fornici chiude lo spazio della rappresentazione, secondo un modulo compositivo già usato in passato da Preti, mentre in alto una cerchia angelica fa da corona al monogramma cristologico fiammato, canonico attributo del Santo predicatore. La tavolozza dei colori, come osservato da Spike, è tenuta su «una ristretta gamma di colori, e pertanto costituisce una transizione verso le tonalità scure che Preti impiegherà quasi esclusivamente dopo i dipinti nella chiesa di Sarria a Floriana nel 1676-77» (Spike 1999).
S.S.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013