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Titolo: Canonizzazione di Santa Caterina da Siena |
| Anno: 1672 – 1673 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 485×271 | |
| Città: Siena | |
| Collocazione: Chiesa di San Domenico |
La grande tela con la Canonizzazione di Santa Caterina da Siena era stata eseguita tra il 1672
e il 1673 per la cappella Piccolomini nella navata sinistra della chiesa di San Francesco a Siena, ma a seguito della soppressione del convento il dipinto fu collocato nei depositi dell’Istituto di Belle Arti nel 1863, prima di ricevere nel 1890 l’attuale sistemazione nella chiesa di San Domenico della stessa città. Il dipinto raffigura Pio II mentre impartisce la benedizione al nipote Francesco Piccolomini Todeschini, arcivescovo di Siena, che diventerà papa col nome di Pio III: Francesco ha appena ricevuto dalle mani del Pontefice la bolla di canonizzazione di santa Caterina, e ai piedi dell’imponente baldacchino retto da robuste colonne tortili si stanno concludendo i riti della cerimonia di santificazione. Nella parte inferiore dell’opera due figure, una a busto scoperto con in mano una piccola botte, e l’altra vestita di un’armatura metallica, introducono la scena religiosa vera e propria: diversi personaggi recano le offerte rituali del pane, del vino e dei ceri mentre lo stendardo con l’effigie della Santa ondeggia al di sopra di una folla di fedeli giubilanti. Al di sopra, la gloria celeste scende a suggellare il momento liturgico con un tripudio di angioletti che accompagnano la colomba dello Spirito Santo. Nonostante Helene Trottmann (1988) abbia osservato che la presenza delle candele e dei riferimenti al sacrificio eucaristico costituiscano una focalizzazione sulla solennità del rito, la centralità e l’imponenza delle figure dei due Piccolomini incombono sul dipinto, tanto da renderlo una sorta di celebrazione della dinastia stessa. Non pare infondata, quindi, la supposizione avanzata dalla Trottmann stessa di legare la realizzazione dell’opera all’attenzione dimostrata da Francesco Piccolomini e da Giovanni Battista Piccolomini per la storia genealogica della loro famiglia: benché allo stato dei fatti la mancanza di conferme documentarie renda impossibili ricostruzioni storiche certe, va ricordato che Augusto, figlio di Giovanni Battista, entrò nell’Ordine di San Giovanni il 17 agosto 1671 e la sua nomina potrebbe aver costituito la connessione con Mattia Preti, già da anni attivo per quella organizzazione cavalleresca (Spike 1999).
e il 1673 per la cappella Piccolomini nella navata sinistra della chiesa di San Francesco a Siena, ma a seguito della soppressione del convento il dipinto fu collocato nei depositi dell’Istituto di Belle Arti nel 1863, prima di ricevere nel 1890 l’attuale sistemazione nella chiesa di San Domenico della stessa città. Il dipinto raffigura Pio II mentre impartisce la benedizione al nipote Francesco Piccolomini Todeschini, arcivescovo di Siena, che diventerà papa col nome di Pio III: Francesco ha appena ricevuto dalle mani del Pontefice la bolla di canonizzazione di santa Caterina, e ai piedi dell’imponente baldacchino retto da robuste colonne tortili si stanno concludendo i riti della cerimonia di santificazione. Nella parte inferiore dell’opera due figure, una a busto scoperto con in mano una piccola botte, e l’altra vestita di un’armatura metallica, introducono la scena religiosa vera e propria: diversi personaggi recano le offerte rituali del pane, del vino e dei ceri mentre lo stendardo con l’effigie della Santa ondeggia al di sopra di una folla di fedeli giubilanti. Al di sopra, la gloria celeste scende a suggellare il momento liturgico con un tripudio di angioletti che accompagnano la colomba dello Spirito Santo. Nonostante Helene Trottmann (1988) abbia osservato che la presenza delle candele e dei riferimenti al sacrificio eucaristico costituiscano una focalizzazione sulla solennità del rito, la centralità e l’imponenza delle figure dei due Piccolomini incombono sul dipinto, tanto da renderlo una sorta di celebrazione della dinastia stessa. Non pare infondata, quindi, la supposizione avanzata dalla Trottmann stessa di legare la realizzazione dell’opera all’attenzione dimostrata da Francesco Piccolomini e da Giovanni Battista Piccolomini per la storia genealogica della loro famiglia: benché allo stato dei fatti la mancanza di conferme documentarie renda impossibili ricostruzioni storiche certe, va ricordato che Augusto, figlio di Giovanni Battista, entrò nell’Ordine di San Giovanni il 17 agosto 1671 e la sua nomina potrebbe aver costituito la connessione con Mattia Preti, già da anni attivo per quella organizzazione cavalleresca (Spike 1999).
S.S.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

