16 – Scena di pestilenza

 

 

 

Titolo: Scena di pestilenza
Anno: 1638-1640
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:  87.5×137.5
Città: Roma
Collocazione:  Collezione privata
«Quattro quadri grandi bislunghi … con personaggi denotantino il successo della Peste con cornice di legno e stragalli jndorati di Mano del Cavalier Calabrese» figurano nel 1730 nella raccolta di Pietro Antonio Macedonio, membro di una ricca famiglia napoletana con esponenti di rilievo sia in campo ecclesiastico – il fratello, Luigi Maria, era vescovo di Sessa Aurunca – sia in quello secolare, dal momento che un altro componente della famiglia sedeva nel Regio Consiglio Cittadino (Labrot 1992, p. 366). La presenza di questa citazione, che riferisce peraltro dimensioni più grandi per le tele (forse con vistose cornici?), due delle quali comunque pendant  fra loro, ci permette di accomunare oggi i due dipinti in esame – uno già noto, l’altro inedito – al di là della somiglianza del soggetto e delle misure attuali, e soprattutto di stile.
[…]
Richiami puntuali all’iconografia poussiniana sono i brani del bimbo che cerca ancora di succhiare il latte al seno della madre ormai morta (episodio di cui Preti si ricorderà anche in futuro, in occasione degli affreschi sulle porte della città, eseguiti al tempo della grave pestilenza napoletana), o quello del trasporto dei cadaveri. Ma rispetto all’atmosfera concitata e di drammatico movimento cui rimanda la tela di Poussin, Preti in entrambe le opere lascia che la drammaticità si esprima attraverso le tinte sorde e spente e gli incarnati lividi. Il rassegnato abbrutimento della tela che sembra avere per soggetto proprio il lavoro dei monatti, con tutti i personaggi visti di spalle intenti a spandere calce o trasportare cadaveri, fa il paio con l’intensa disperazione che emerge nell’altro dipinto. Il contrapporsi delle zone di luce e di ombra affida a queste ultime, in un caso, l’ammasso informe dei cadaveri pronti ad essere sepolti dalla colata di calce, e nell’altro il suggestivo episodio del trasporto di un corpo esanime attraverso la finestra, col disperato gesto di un congiunto che si intravede sullo sfondo, il tutto delineato praticamente in monocromo. La cultura dei bamboccianti, verosimilmente vicina e accessibile a Preti, sembra essere ben presente in queste tele, nel loro stesso modo di essere concepite, senza per questo appiattirle all’ambito di un ‘genere’.

Mariella Utili – Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli, 1999