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Titolo: Pilato si lava le mani |
| Anno: 1663 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 206,1×184,2 | |
| Città: New York | |
| Collocazione: The Metropolitan Museum of Art |
La grande tela con Pilato si lava le mani conservata al Metropolitan Museum of Art di New York è stata associata a due lettere spedite da Mattia Preti ad Antonio Ruffo, collezionista residente a Messina (Montalto 1920). Il 23 settembre 1663, da Malta, il pittore calabrese scriveva al nobiluomo siciliano: «Mi ritrovo fatto un quadro di palmi nove e 7, donde ci è un Pilato che si lava le mani della morte di nostro Sig.re con molte figure e il Cristo che va al patibolo assai travagliato e di buongusto, se ci fosse chi se ne volesse imbratar le mani io lo finirei che ci mancha uno o due giorni di fatica» (Spike 1998). Con tutta evidenza il quadro di Preti dovette risultare di un certo interesse agli occhi di Ruffo, poiché qualche mese dopo, l’11 dicembre 1663, gli scriveva nuovamente: «li mando per l’incluso disegno fatto di un mio giovane mallamente del Pilato, ma l’assicuro che il quadro sarà del requisito giuditio di S.S. Ill-ma giudicato delle migliori cose che io abbi fatto, la grandeza è di palmi nove e mezo in circa e otto largo, il prezo è scuti cento cinquanta di buona moneta» (Spike 1998). La tela, in verità, non venne infine acquistata dal siciliano, ed è difficile seguirne gli spostamenti fino al 1920, quando ricompare nella collezione Ferrara a Napoli, per poi approdare, attraverso passaggi ormai chiariti, all’attuale sede espositiva.
Accolta tiepidamente dalla critica che la riteneva un lavoro incompiuto e di non buona qualità (Montalto 1920), la tela va invece inserita in quel felice momento della prima produzione maltese di Preti, quando l’artista proponeva un’equilibrata sintesi delle esperienze figurative compiute durante i soggiorni a Roma e Napoli. Nel dipinto di New York l’innovazione sta soprattutto nell’insolita predominanza di Pilato sull’intera scena, grazie soprattutto al punto di vista ribassato che garantisce monumentalità alla sua figura: questa scelta compositiva va a scapito dell’effigie di Cristo «ridotta dal controluce a pura intuizione formale» (Marini 1989) e confinata sul secondo piano dell’opera.
Accolta tiepidamente dalla critica che la riteneva un lavoro incompiuto e di non buona qualità (Montalto 1920), la tela va invece inserita in quel felice momento della prima produzione maltese di Preti, quando l’artista proponeva un’equilibrata sintesi delle esperienze figurative compiute durante i soggiorni a Roma e Napoli. Nel dipinto di New York l’innovazione sta soprattutto nell’insolita predominanza di Pilato sull’intera scena, grazie soprattutto al punto di vista ribassato che garantisce monumentalità alla sua figura: questa scelta compositiva va a scapito dell’effigie di Cristo «ridotta dal controluce a pura intuizione formale» (Marini 1989) e confinata sul secondo piano dell’opera.
S.S. – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

