D47 – Decorazione dell’arco nella volta di San Giovanni a La Valletta

Decorazione dell’arco nella volta di San Giovanni a La Valletta
matita nera, acquerello rosso e grigio;
mm 405 x 550.
Sul perduto supporto, in basso: . Cavalier Calabrese
Napoli, Museo di Capodimonte, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe
(inv 141)

E’ tra le rare testimonianze dello studio progettuale per la volta della chiesa conventuale dell’Ordine dei Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme a La Valletta (1661-1666), ove si riscontra appieno il gusto di Mattia Preti anche per le inquadrature architettoniche. Si tratta, infatti, della decorazione dello scomparto centrale dell’ultima campata, la sesta, (Scicluna 1955, tav. CLXXVIII, fig. 299) che divide la parte circolare con un coro di angeli che suonano dalla parte inferiore ove è la scena della Danza di Salo innanzi ad Erode. Pur se il disegno è in una fase ancora iniziale di elaborazione perchè il pittore – accettate le condizioni imposte dalla Commissione di esperti istituita dai Cavalieri – eliminerà , nella versione realizzata ad olio la variante di destra con la figura di nudo disteso entro lo spazio triangolare che limita il vano circolare, modificherà  l’ampiezza dell’ovale, le modanature, semplificandole, le pose dei putti sulle mensole, il dettaglio degli angeli, il cartiglio per lo stemma dell’Ordine, non lasciano dubbi all’identificazione.

L’altro disegno preliminare alla decorazione architettonica, sicuramente il primo in ordine di tempo, della chiesa di San Giovanni a La Valletta si conserva al Cooper Hewitt di New York, riconosciuto dal Vitzthum quale studio preparatorio per lo schema originale della volta della chiesa, poi modificato, e per la scena con la Decapitazione del Battista (Napoli 1966, p. 20; Ippoliti in Strinati – Marini – Ippoliti, p. 258, n. 26).

L’impegno di Mattia Preti per l’Ordine di San Giovanni ha inizio immediatamente dopo l’adesione dei Venerandi Signori del Consiglio alla sua proposta di «voler servire questa Sacra Religione», datata 15 settembre 1661 (Spike 1998, p. 142). Ma immaginiamo che avesse pronti già  da tempo disegni e studi preliminari, da inviare in esame ai commissari prescelti, se il 18 settembre 1661 lo stesso artista comunica al Ruffo a Messina che l’Ordine Gerosolimitano «aveva approvato i suoi disegni per le nuove decorazioni, sia pittoriche, che architettoniche» (ivi, p. 145). Il corpus dei disegni per San Giovanni, del resto, è così ricco da rappresentare. all’interno dell’intera produzione, il nucleo più coerente: un primo elenco era fornito dal Vitzthum già  nel 1967, contandone in musei italiani e stranieri ventiquattro.

Sono ormai note le tappe di esecuzione delle pitture, in armonia e unitarietà  di genesi concettuale e stilistica, ricavabili dalle notizie documentarie: Preti eseguì dapprima l’abside, compiuta nel 1662, poi la lunetta all’interno della facciata e le volte delle prime due campate – parte scoperta nel 1663, Spike 1998, p. 167 – da quest’anno al 1666 le altre quattro campate.

Il disegno della raccolta napoletana è purtroppo compromesso da ampie gore di olio.

Rosanna Muzii, Mattia PRETI tra Roma, Napoli e Malta, Electa Napoli, 1999, pag. 232


Il disegno si riferisce alla decorazione della cornice dipinta che separa due compartimenti dell’ultima campata della volta di San Giovanni a La Valletta. Le figure degli angeli e dei putti, sovrammesse, potrebbero riferirsi sia all’arco che introduce la scena dell’ arresto del Battista sia alla scena di Erodiade che porta sul piatto la testa del Battista.

Luigi Tassoni, MATTIA PRETI E IL SENSO DEL DISEGNO, Moretti & Vitali, Bergamo, 1990