D43 – Allegoria della Fortuna

Allegoria della Fortuna (recto)
Schizzo per una statua su piedistallo e studio di putto (verso)
Sanguigna,
mm 489 x 385
iscrizione: Aurora (?) in alto;  e «Albano in basso a penna in inchiostro cancellato

 

L’importante comparsa sul mercato nel 1997 di questo disegno rende testimonianza, con una prova d’alta qualiltà  grafica, dell’elaborazione in progetto del soffitto della Stanza dell’Aria in Palazzo Pamphilj a Valmontone, presso Roma, prima legata al solo studio veloce, semplice abbozzo, con Figura femminile su di un cocchio trainato da due cavalli a Toronto (Napoli 1984, p. 113, n. 3.59). Lo studio, qui esposto, è invece redazione definita per la raffigurazione del particolare della Fortuna raffigurata ad uno degli angoli della volta, condotto con attenta analisi, oltre che all’anatomia del nudo femminile, ai dettagli dello svolazzante panneggio, all’addensarsi delle ombre contro le zone illuminate dalla luce, in guizzi più violenti e più morbidi. La decorazione fu commissionata al Preti, che subentrava al Mola, dopo la «lite per mercede» da quest’ultimo intentata al principe, il 17 marzo 166l. Il documento di contratto, firmato dal pittore, ricorda anche il prezzo convenuto di trecento scudi, con primo anticipo il 22 marzo (Montalto 1955, pp. 297-298).

La decorazione del Mola (per la quale si conserva un disegno nella raccolta del museo di Capodimonte) quasi ultimata, era stata, per ordine del committente, distrutta già dal febbraio del 1659. Mattia Preti concepì l’allegoria entro una composizione unica ove il movimento e la forza dell’«elemento» son dati dal circolare percorso di quattro carri con l’Aurora, Apollo, Diana e Luna; agli angoli le personificazioni del Tempo, della Fatua, della Fortuna e dell’Amore. Qui la Fortuna gioca il suo ruolo, facendo girare, quasi indifferente, la ruota, mentre pur ammonisce lo spettatore, e sollevando, con la destra, il globo. Nel breve lasso di tempo che separa questo soggiorno dal suo viaggio a Malta, l’artista portò a termine da solo l’intervento che vanterà  in una lettera al suo benefattore, il principe Antonio Ruffo, scritta da Malta il 27 febbraio 1665 (Spike 1998, pp. 173-175). Di recente è stato suggerito il rapporto con la stessa decorazione del foglio al Metropolitan Museum di New York, già  segnalato dal Tassoni, con Figura maschile sul recto e Abbozzo per una figura e due putti sul verso (Ippoliti 1991, p. 257, n. 24 e 24a.).
Per la filigrana, cfr. Heawood 1620.

Rossana Muzii, Mattia PRETI tra Roma, Napoli e Malta, Electa Napoli, 1999, pag. 225