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Titolo: Archimede |
| Anno: 1630 ca. | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 130×95,5 | |
| Città: Varese | |
| Collocazione: Pinacoteca Larizza |
Il dipinto mostra caratteri tecnici ed esecutivi tipici della pittura sia romana che napoletana della prima metà del Seicento: una tela a trama quadrettata piuttosto larga è preparata con una base terrosa; le stesure sono corpose e conservano quasi intatti i loro spessori, che descrivono un vigoroso chiaroscuro su ogni dettaglio dell’immagine.
Il modo in cui è reso il soggetto del dipinto è raro nella pittura italiana del seicento: il vegliardo tiene una sfera di metallo nella mano destra; con la sinistra regge un grande volume poggiato su un piano di pietra; nell’angolo inferiore destro, sulla verticale della sfera, è un bacile di rame. Da questi elementi è facile inferire che il personaggio raffigurato è Archimede da Siracusa (287 a. C. circa – 212 a. C.). La sfera di metallo w il bacile rimandano per l’appunto al famoso principio di Archimede , secondo cui un corpo immerso in un liquido è soggetto a una spinta verticale diretta dal basso verso l’alto uguale al peso del liquido che esso sposta.
[…]
E’ di forte impatto l’immagine dell’anziano scienziato, che soppesando la sfera volge gli occhi al cielo, concentrato nel momento dell’intuizione proprio come narrato da Plutarco: Archimede «viveva continuamente incantato dalla geometria, che potremmo chiamare una Sirena a lui familiare e domestica, al punto di scordarsi persino di mangiare e curare il proprio corpo». (Plutarco Vita di Marcello, XVII, 6).
[…]
Altro aspetto che va rimarcato è negli abiti di Archimede, che qui non sono raffigurati laceri come nella moda neo-stoica che coinvolge, a partire dall’esperienza di Ribera, molti altri pittori italiani. … E’ una mise a metà tra la moda seicentesca e una allusione a una antica toga romana.
[…] Il vigoroso contrasto chiaroscurale sulla figura e sugli oggetti, l’uso della preparazione dei toni bruni della figura e del fondale, l’impianto ancora caravaggesco del personaggio visto per due terzi -riferibile sia alla Manfrediana Methodus, sia alle prime opere di Giuseppe Ribera- e persino molti dettagli esecutivi -le unghie toccate da placche di biacca, le nocche arrotondate delle dita, la stoffa decorata da strisce di colore scuro- portano ad ascrivere l’opera alla fase giovanile di Mattia Preti.
Il modo in cui è reso il soggetto del dipinto è raro nella pittura italiana del seicento: il vegliardo tiene una sfera di metallo nella mano destra; con la sinistra regge un grande volume poggiato su un piano di pietra; nell’angolo inferiore destro, sulla verticale della sfera, è un bacile di rame. Da questi elementi è facile inferire che il personaggio raffigurato è Archimede da Siracusa (287 a. C. circa – 212 a. C.). La sfera di metallo w il bacile rimandano per l’appunto al famoso principio di Archimede , secondo cui un corpo immerso in un liquido è soggetto a una spinta verticale diretta dal basso verso l’alto uguale al peso del liquido che esso sposta.
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E’ di forte impatto l’immagine dell’anziano scienziato, che soppesando la sfera volge gli occhi al cielo, concentrato nel momento dell’intuizione proprio come narrato da Plutarco: Archimede «viveva continuamente incantato dalla geometria, che potremmo chiamare una Sirena a lui familiare e domestica, al punto di scordarsi persino di mangiare e curare il proprio corpo». (Plutarco Vita di Marcello, XVII, 6).
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Altro aspetto che va rimarcato è negli abiti di Archimede, che qui non sono raffigurati laceri come nella moda neo-stoica che coinvolge, a partire dall’esperienza di Ribera, molti altri pittori italiani. … E’ una mise a metà tra la moda seicentesca e una allusione a una antica toga romana.
[…] Il vigoroso contrasto chiaroscurale sulla figura e sugli oggetti, l’uso della preparazione dei toni bruni della figura e del fondale, l’impianto ancora caravaggesco del personaggio visto per due terzi -riferibile sia alla Manfrediana Methodus, sia alle prime opere di Giuseppe Ribera- e persino molti dettagli esecutivi -le unghie toccate da placche di biacca, le nocche arrotondate delle dita, la stoffa decorata da strisce di colore scuro- portano ad ascrivere l’opera alla fase giovanile di Mattia Preti.
Riccardo Lattuada
In: Il Trionfo dei sensi – Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti – a cura di Yuri Primarosa, De Luca Editori d’Arte, Roma 2018, p. 146 e s.
In: Il Trionfo dei sensi – Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti – a cura di Yuri Primarosa, De Luca Editori d’Arte, Roma 2018, p. 146 e s.

