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Titolo: Il buon Samaritano |
| Anno: 1640-1645 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 119×165,5 | |
| Città: | |
| Collocazione: Collezione privata |
Il dipinto raffigura una scena della parabola del buon Samaritano, narrata dal Vangelo di Luca (Lc 10,25-37).
L’opera raffigura la scena nel momento del primo soccorso, quando il samaritano, amorevolmente piegato sull’uomo, con una mano gli accarezza la testa e con l’altra gli pulisce una ferita. Sullo sfondo due figure che si allontanano sono forse il sacerdote – quello con il mantello e il cappuccio – ed il levita – quello con in testa il turbante. In primo piano, a destra, una bisaccia.
Il samaritano, a sinistra, è posto di tre quarti ed è vestito di una tunica color indaco con un mantello ocra, reso a morbidi drappeggi; l’uomo, steso per terra, denudato e coperto solo da un drappo rosso ha lo sguardo che esprime grande riconoscenza, rivolto verso il samaritano. In un gioco di contrasti eccellente, la luce proviene dal fondo e dall’esterno, fuori scena e scende morbida ad illuminare la fronte del samaritano, gli occhi ed il corpo nudo dell’uomo.
Il gioco delle luci e delle ombre mette in risalto le pennellate rapide che definiscono i drappeggi degli abiti, la fronte rugosa, i capelli, la barba del samaritano e lo sguardo dell’uomo soccorso. La composizione, a taglio ribassato, in cui i personaggi principali sono rappresentati a figura intera, è concisa e ristretta ai soli due protagonisti.
La tela mostra i modi del giovane Preti rivolti verso una ricerca formale nuova, precisamente quando supera la sua prima maniera caravaggesca per aprirsi, attraverso l’attenzione rivolta ad Andrea Sacchi e al suo neovenetismo, verso i modi della pittura emiliana, in particolare di Guercino.
[…]
Il “Buon Samaritano” può essere considerata un’opera emblematica delle diverse considerazioni critiche e cronologiche sulla pittura di Mattia Preti che può trovare simili impostazioni compositive e riflessioni stilistiche sia nel periodo della giovinezza che in quello della maturità. In questo contesto le opinioni di Leone e Sciberras risultano senz’altro le più coerenti a livello di lettura stilistica, Più problematico, invece, è il chiarimento della giusta datazione nell’arco del quinto decennio.
Stefania Bosco
In: Il Trionfo dei sensi – Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti – a cura di Yuri Primarosa, De Luca Editori d’Arte, Roma 2018, p. 75 e s.

