Studio per David che suona l’arpa (recto)
Figura inginocchiata (verso)
Sanguigna e acquerello rosso,
mm190x 140 Ritagliato
Napoli, collezione privata

Il metodo di lavoro dell’artista comprendeva studi dal modello di singole figure ben elaborate, successivi a schizzi, appunti parziali che avevano lo scopo di fissare le diverse soluzioni compositive per ciascun progetto creativo. Sembrerebbe che questo studio sia un abbozzo anche una ‘macchia’, considerato l’uso del pennello, in vista di una figura di un David intento a suonare l’arpa, E con quest’ultimo soggetto l’artista dipinse una tela per il duca di Sanseverino «alla maniera di Guercino» (De Dominici, 1742-45,III, p. 372).
Il pittore impiegò questa tecnica nel suo periodo tardo e l’effetto è di un caricato senso emotivo e ‘non finito’ della figura in contrasto con la resa studiata nonché armoniosa di quegli studi ben situati nell’arco dell’intero percorso d’attività dell’artista.

Assegnato al Preti da Mario Di Giampaolo, con un improbabile accostamento agli studi per San Biagio a Modena del Museo di Capodimonte, il disegno è stato dirottato per comunicazione orale di M. Causa Picone alla paternità di Luca Giordano, con il preciso riferimento al particolare della figura di David affrescata nella volta sovrastante il coro della chiesa nel monastero dell’Escorial del 1692.
Un approfondimento, dunque, sull’attribuzione del disegno d’obbligo seppure la maniera stilistica – che col Giordano si caratterizza nei termini di reciproca influenza, come ha ben precisato Nicola. Spinosa in questa sede – riconduca qui ancora a Mattia Preti per affinità con i disegni a solo pennello della sua attività maltese.
Rosanna Muzii, Mattia PRETI tra Roma, Napoli e Malta, Electa Napoli, 1999, pag. 238
