D39 – Studio per figure di vittime della peste del 1656

Studio per figure di vittime della peste del 1656 (recto) Studio per San Gennaro e San Francesco Saverio con la Vergine e il Bambino;
altri studi di cadaveri (verso)
Sanguigna e acquerello rosso,
mm 227 x 289
Milano, collezione privata

 

 

 

 

 

La recente identificazione di questo disegno aggiunge un’importante testimonianza grafica al progetto decorativo per gli affreschi commissionati al Preti per le sette porte della città , come exvoto per la peste. La conoscenza di quest’opera resta affidata ai due unici documenti superstiti in pittura ad olio nei bozzetti del Museo di Capodimonte, ad un disegno nella raccolta dell’Ashmolean di Oxford e a due prime idee nella raccolta palermitana di Palazzo Abatellis. E degli affreschi, ben presto deterioratisi, oggi, dopo fortunata ostinazione, la Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Napoli ha riportato ad una insperata, parziale ma corretta lettura l’affresco sulla Porta San Gennaro. Gli schizzi che compaiono sia sul recto che sul verso del foglio sono studi preliminari – non certo «li disegni in cartoni» richiesti per la ‘presentazione’ dell’opera come pretendeva la Conclusione del 27 novembre 1656, e forse da riconoscere nei bozzetti superstiti (Capasso 1878, p. 603) – strettamente correlati al processo di ideazione del tema iconografico, dettato dagli Eletti della città: l’immagine dell’Immacolata Concezione con il Bambino in braccio (per intercessione della quale, insieme ai santi protettori, Napoli sarebbe stata liberata dal flagello) tra il glorioso san Gennaro in basso, a destra san Francesco Saverio e a sinistra santa Rosalia. La commissione al pittore, dopo la risoluzione del 10 giugno 1656 a far eseguire gli affreschi, data al 27 novembre 1656. Le pitture furono compiute nell’aprile del 1659 (Nappi 1980, p. 63) – ad esclusione dell’affresco sulla Porta dello Spirito Santo, già  ultimato nel 1657, come attesta un documento ritrovato nell’Archivio di Stato di Napoli (Clifton – Spike 1989, p. 66, Appendice E) e pagate 1500 ducati (Capasso 1878, pp. 598-605).

Minima la libertà  di variazione sull’assunto fornito per le sette porte, come è ben visibile nei bozzetti, anche nella superstite realizzazione ad affresco e come può leggersi nella biografia del De Dominici: al di sotto dei santi protettori che intercedono presso la Vergine e dell’angelo che regge la spada, giace il cumulo di cadaveri degli appestati. La modifica pretesa per l’inserimento negli affreschi del san Gaetano, teatino, patrono allo stesso modo della città  contro la peste, e ricordato in sole due realizzazioni, venne risolta collocando il busto del Santo nell’altra faccia della porta (Clifton 1994, pp. 479-501).

Per il disegno, trattandosi di prime idee è difficile tentare una precisa identificazione degli schizzi – nè vale – giacchè sono il disordinato precisarsi di pensieri, ma tutti riconoscibili per le figure dell’una o dell’altra composizione, in identica posa o magari ‘in controparte’: si confronti la figura in primo piano a destra nel disegno con quella in primo piano sulla sinistra nel bozzetto; la figura del cadavere, in alto a sinistra, il capo reclinato, con quella dipinta trascinata via dal monatto; sul verso, in maniera più vicina alla versione nel bozzetto per la Porta dello Spirito Santo, pur nel segno nervoso e fluido, compaiono la figura di san Francesco Saverio, missionario gesuita, in preghiera ed il san Gennaro alle spalle al lato della Immacolata. Nè è¨ difficile riscontrare la persistenza di questi stessi modelli di corpi inanimati per altre raffigurazioni successive, al tempo di Malta. Immagini cui saprà  ispirarsi lo stesso Luca Giordano quando dovrà  trattare il tema in Santa Maria del Pianto e in composizioni affini.

Rossana Muzzii, Mattia PRETI tra Roma, Napoli e Malta, Electa Napoli, 1999, pag. 220