Studio di figura femminile incatenata
Matita nera e sanguigna,
mm 350x 243
Iscrizione sul montaggio: Il Cavalier Calabrese
Parigi, collezione Mr e Mrs P. Silverman
L’invenzione della figura amorevolmente studiata e definita, quasi con senso di religiosità, sollecita il riferimento ad Andromeda, vittima sacrificale, legata alla roccia; timidamente, sulla sinistra, l’accenno al mostro.
I! disegno, comparso sul mercato londinese nel 1988 (Asta Chrsties’s 6.12.1988, n. 98) […]. Lo studio ripete, ma sembra immediatamente successivo, l’altro, d’analoga tecnica e lasciato in abbozzo nella definizione della postura delle gambe, conservato nel Real Museo di Copenaghen (n. 23021 che reca sul verso uno studio di vecchio in profilo e un interessante elenco – quasi inventario di raccolta – di disegni napoletani: con il Preti, Giordano, Solimena e poi Luti, Bernini. Il disegno appartiene al fondo cosiddetto ‘Solimena’ e ne devo la conoscenza a Joachim Meyer che ha in corso uno studio su questa raccolta).
Eppure il motivo è confrontabile anche con la figura di Sofronia incatenata alla colonna quale compare nel dipinto con Clorinda libera Olindo e Sofronia, già di collezione Je race, poi Lauro, «soavemente chiaroscurata nelle carni lattee, ne’ biondi capelli fluenti», come dice la Montalto, «la più tenera creazione» di Mattia Preti (1920, pp. 212-213, fig. 18). Rispetto al dipinto bisogna sottolinearne l’identità di posa e di atteggiamento.
Un’altra redazione del tema con Olindo e Sofronia è nella tela di Palazzo Rosso a Genova, databile al tempo romano, già appartenuta, con la Resurrezione di Lazzaro, alla raccolta del marchese Brignole Sale di Genova secondo quanto tramanda il De Dominici dove la posa dell’eroina, ma anche la composizione, è leggermente modificata. Lo stesso biografo ne ricorda, per indiretta citazione dal Malvasia, un’altra replica eseguita in pendant con una tela del Guercino raffigurante Damone e Pitia, eseguita per il Cardinal Pallotta a Bologna al tempo del soggiorno emiliano e passata in eredità al «Signor Conte Grassi» (1742-1745, III, pp 327 e 369).
La sopravvivenza del disegno presta all’analisi dell’opera grafica la riflessione, nell’un caso di Andromeda, nell’altro di Sofronia, sull’ampliamento degli interessi culturali del pittore verso temi mitologici e letterari – e il poema tassesco, cui già si erano ispirati i Carracci, Domenichino, Guercino, ebbe larga fortuna a Napoli a partire dalla metà del Seicento e fin alla seconda metà del Settecento – e sulla attenta ricerca grafica ma funzionale alla pittura, della costruzione della figura, che emerge scolpita dalla luce dall’ombra del dramma, nell’alto pathos del momento del racconto.
Un superbo studio di nudo femminile che permette il confronto alla pari con disegni di Reni, Domenichino o Lanfranco.
Rossana Muzii, Mattia PRETI tra Roma, Napoli e Malta, Electa Napoli, 1999, pag. 218
