D36 – Studi per la cupola e pennacchi di San Biagio a Modena

Studi per la cupola e pennacchi di San Biagio a Modena
Matita nera, sanguigna, acquerello rosso e grigio
mm. 418×278
Iscrizione lacunosa sul verso a destra: schizzi del Cav. per la cupola di Soriano; sul perduto montaggio: Mattia Preti; Cav. Mattia in S. Dom.co/de Calabresi
Napoli, Museo di Capodimonte, Gabinetto dei Disegni e delle Stampe

 

Il Causa ha identificato negli studi sul recto e sul verso di questo disegno e di quello [alle schede D20 e D21] le prime idee compositive di Mattia Preti per gli affreschi nell’ abside, nei pennacchi e nella cupola della chiesa del Carmine poi San Biagio a Modena, ove l’artista concepì il Paradiso e l’Apoteosi di santi carmelitani in una atmosfera festosa resa tale dal concerto e dal coro di angeli, con sfoggio di strumenti musicali. Gli affreschi oggi sono stati recuperati ad una corretta lettura, almeno nella cupola, giacchè l’affresco dell’abside è offuscato da pesanti ridipinture ottocentesche, dal restauro condotto tra il ’90 e il ’95 da Ottorino Nonfarmale (cfr testo illustrativo a cura della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Modena e Reggio Emilia).

Gli appunti a matita e sanguigna, macchiati dall’acquerello, riempiono il foglio e vanno precisandosi o modificandosi via via nel loro stesso ripetersi, in un accavallarsi disordinato sulla carta: un tipico esempio della maniera più spontanea, del primo momento della traduzione grafica della complessa elaborazione di una idea creatrice entro il metodo dell’artista. Un metodo più volte ricordato dalla critica e illustrato dal primo biografo, che partiva dallo schizzo e dall’abbozzo, si perfezionava con lo studio dal vero, meglio definendosi col chiaroscuro, per singoli dettagli di una composizione.

Sul recto il pittore studia il gruppo col Battista al centro, tra putti, e santa Caterina alla sua destra, che troverà  poi un’altra collocazione. In basso è uno studio per il san Gerolamo e, capovolto, lo studio del putto che regge la spada a santa Caterina. Nell’ angolo, in alto a sinistra, è appena accennato un piccolo putto da figurare sull’incorniciatura del finestrone. Sul verso compaiono studi per le ghirlande di putti al centro della volta, un putto con spada, il gruppo di angeli musianti e cantori da collocare intorno alla balaustra, infine, più redazioni del san Matteo per i pennacchi.

Un vivace impiego della sanguigna e dell’acquerello accompagna il fluire del pensiero in una tipica insoddisfazione della propria ricerca di definizione degli elementi compositivi.

E’ già  stato ben precisato che questo disegno, come [quelli delle schede D20 e D21 ], gravita[no] nell’orbita barocca, anche berniniana e cortonesca (la cupola di Santa Maria in Vallicella era stata appena svelata) ma più in direzione emiliana, tra Correggio e Lanfranco.

Sulla scorta di nuovi documenti è stato ormai circoscritto il tempo dei lavori a Modena nella biografia del Preti. Gli affreschi furono eseguiti nel 1651 dopo l’ultimazione nell’aprile dei lavori in Sant’ Andrea della Valle a Roma e durante tutto il 1652, concordando con il Martinelli, prima del nuovo termine del 1653, in cui ha inizio il soggiorno napoletano, come attestano depositi bancari registrati al Banco del Sacro Monte di Pietà  (Clifton e Spike 1989; Mancini 1998, pp. 139-146).

Una possibile provenienza di questo disegno dalla collezione del padre Sebastiano Resta è stata ipotizzata dalla Valenti Rodinò (1998) che ha operato confronti tra la grafia delle annotazioni sul foglio napoletano con quelle che compaiono sui disegni della famosa Galleria Portatile.

Rossana Muzii, Mattia PRETI tra Roma, Napoli e Malta, Electa Napoli, 1999 , pag. 212