D31 – La decollazione di San Giovanni Battista

La decollazione di San Giovanni Battista
Recto del cavaliere di Malta (Cav. A. Pagullo)
Sanguigna su carta,
mm. 400×256
XVII secolo (settimo decennio)
Valletta, National Museum of Fine Arts (Heritage Malta),
inv.311-2 pg. 72-73

 

Questa è una rappresentazione piuttosto singolare della fine sacrificale di San Giovanni Battista. Preti non segue l’iconografia tradizionale dove Salomè presenta su un piatto la testa del Battista, nè il momento immediatamente successivo alla decapitazione messo in scena per essere visto  pubblicamente. Nel disegno non compare nemmeno la testa mozzata priva di vita adagiata su un grande vassoio, come invece avviene nel dipinto ad olio su tela al Palazzo Arcivescovile di Siviglia, Spagna, rappresentante lo stesso soggetto ed avente identico aspetto. 

Questo disegno del Battista decapitato è un “tour de force” di scorcio compositivo. Il collo troncato, che attrae magneticamente l’attenzione, è un chiaro promemoria dell’assenza della testa. Fornisce il punto di vista che dà un accesso diretto alla residua traccia fisica della causa della morte, al mezzo con cui la vita del santo è stata spezzata. E’ il centro in cui la vita è stata spezzata in maniera irrevocabile e ancora, malgrado ciò, questo cadavere sembra ironicamente pulsante di vita nelle sue vene. Di solito i pittori dirigono l’attenzione dell’ osservatore verso il volto umano proprio perchè è lo specifico indicatore dell’individualità ed il principale terreno per l’identità . Applicando una logica simile, ma al contrario introducendo il corpo decapitato del Battista attraverso il suo collo, Preti gli conferisce l’identità  umana e religiosa del Santo Patrono dell’Ordine martirizzato attraverso la ferita chiaramente in vista e, ovviamente, non attraverso il suo volto.

E’ stato il fascino di Preti per il corpo umano, in particolare per la muscolatura maschile sia giovanile che matura, a portare alla nascita di un disegno così audace del Battista”. I contorni sono vibranti, alle volte puliti, altre leggermente sbavati, talvolta marcatamente definiti, altre volte invece originanti varie gradazioni di ombre a seconda dei culmini e delle cadute del potente fisico del Battista. Preti ingenuamente combina due forze opposte: la morte, riflessa nel cedimento di questo corpo atletico, e la vita impercettibilmente pulsante, in quanto un grado di tensione può ancora essere scorto nella posa irrequieta. Quest’ultimo stato è accentuato da una forte diagonale che va dal gomito destro della figura al ginocchio destro sollevato. Questo è un contrasto abilmente bilanciato dalla lunga e sottile asta con uno striscione di tessuto legato alla sua estremità, il tipico attributo del Battista.

Qualsiasi sforzo di mettere in relazione questo disegno a sanguigna con il Santo Battista nel suo stato di decapitazione nel sesto scomparto della volta della Co-Cattedrale di San Giovanni è vano. La versione dipinta ad olio è un corpo a malapena caduto, esattamente dopo l’esecuzione, con le mani ancora legate ed il volto rivolto verso il basso. Mentre lo sgradevole collo sanguinante è, come quello nel disegno, a livello visivo inevitabile, non ci può essere nessun ulteriore dubbio sul fatto che, se Preti aveva in origine concepito questo disegno per la volta, egli abbia decisamente cambiato idea nel frattempo, in quanto la sua destinazione ha seguito un altro corso”, Preti stesso aveva avvertito …. che sempre quando si fa lopera si va mutando e accresciendo qualche cosa secondo vengano li penzieri quando si sta facendo ... . Oltre ad essere stato dotato di uninventiva mai sodisfatta e sempre in divenire, Preti si trattenne dal seguire rigidamente le proprie idee e schizzi incipienti perchè doveva essere dato loro spazio per svilupparsi, soprattutto in quanto l’esperienza pratica di un progetto artistico progressivamente si svela e quindi educa. Considerando anche il lungo periodo di tempo nel quale la commissione della Co-Cattedrale di San Giovanni venne portata avanti, ci si sarebbero aspettate varie soluzioni visive modificate in maggiore o minore misura.

Quindi il fatto che questo disegno a sanguigna del Battista sia stato trovato sul verso dello stesso foglio di carta il cui recto è servito come superficie per un’altra opera con lo stesso medium è abbastanza curioso. La disegnata figura decapitata di San Giovanni Battista ovviamente alla fine fece il suo cammino virtualmente “tale quale” verso la tela che oggi è appesa nel Palazzo Arcivescovile di Siviglia . La possibilità  che Preti abbia disegnato questo martire mentre era immerso completamente nella commissione della Co-Cattedrale di San Giovanni, e poi abbia deciso di accantonarlo per un’opportunità  futura, è del tutto plausibile. La vicina somiglianza del disegno con il dipinto ad olio ed il suo livello di finitezza potrebbero tuttavia suggerire anche che sia stato realizzato specificatamente per il committente della tela, come una sorta di anteprima dell’interpretazione finale ad olio. Tale considerazione escluderebbe allora completamente la sua associazione con San Giovanni. Preti infatti ha adottato una posa differente per il corpo di San Giovanni Battista sulla volta.

Residui delle tendenze Caravaggesche nel repertorio stilistico di Preti si rivelano nella posizione ben in vista del collo decapitato in primo piano, letteralmente mostrato in faccia allo spettatore. Un tale trattamento scioccante è una reminescenza invece, sebbene attenuata, delle audaci composizioni di Caravaggio, in cui piedi sporchi e grezzi, braccia che indicano in maniera aggressiva, gomiti appuntiti e posteriori visivamente di impatto sono i primi elementi che gli occhi degli spettatori vedono guardando i dipinti di questo maestro del primo Seicento. Tornando nuovamente al disegno di Preti del Battista martirizzato, lo spavento iniziale è soltanto temporaneo, in quanto è superato dal corpo disteso in maniera teatrale che è stato esteticamente ispirato da dettami Classici e accademici di lunga data. Entro gli anni Sessanta del Seicento le influenze caravaggesche del primo Preti (filtrate anche attraverso Battistello Caracciolo) erano diminuite in favore del Neovenezianismo di Nicolas Poussin e di Andrea Sacchi, così come in favore dei modelli di figura monumentale accademica di Giovanni Lanfranco e Guercino.

Vittime morte o ferite distese in una maniera teatrale simile, di profilo, fortemente o lievemente scorciate, viste interamente o solo parzialmente, compaiono in un certo numero di dipinti di Preti, il cui soggetto richiede la loro inclusione. Al di là  della loro rilevanza iconografica, questi corpi o vittime hanno anche una funzione compositiva, come si è visto nei “bozzetti” per due dei sette affreschi votivi per la peste sulle porte della città  di Napoli (1656-9), il “Martirio di Santa Caterina d’Alessandria” (Chiesa Parrocchiale di Zurrieq, Malta, 1669-70) e “L’Immacolata Concezione” (Chiesa di Sarria, Floriana, 1676-8). Vedere queste vittime prive di aiuto contorcersi retoricamente nel dolore, nello stupore o collassare nella morte, colloca il disegno del San Giovanni Battista decapitato all’interno di un vasto repertorio pittorico di pose e posture che Preti è stato capace di produrre su carta, tela e pietra.

Un punto comune nella rappresentazione di questi martiri e di queste vittime è l’elemento della compassione, che sembra aver guidato Preti non soltanto come artista, ma anche come membro di un Ordine ospedaliero ... . Quindi ciò potrebbe far luce sul perchè l’integrità  fisica del Battista venga preservata, a prescindere dal suo stato decapitato e senza vita. Attraverso il corpo del Battista disegnato con compiutezza scultorea l’osservatore intuisce non il pathos della tragica sconfitta o la vulnerabilità, ma la venerazione del corpo materiale sacrificato per la salvezza dello spirito. Il disegno di Preti dell’eroe dell’Ordine afferma la vittoria dello spirito esaltando la bellezza del corpo piuttosto che soffermandosi sul suo disfacimento. 

Bernardine Scicluna
MATTIA PRETI  1613-2013 Della Fede e Umanità, Abramo, 2013 pg. 70-73