Studio rappresentante San Girolamo,
Firenze, Galleria degli Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe,
Sanguigna,
mm. 398×546.
Studio preparatorio per gli affreschi della cupola di San Domenico Soriano
MATTIA PRETI a cura di Erminia Corace, Roma, 1989, pag. 136
Identificato già in antico dal collezionista di fine Seicento (Fossi Todorow, in Firenze 1966, n. 78) che annotò l’esatto riferimento sul foglio.
Scomparsi ben presto gli affreschi sotto lo scialbo dell’intonaco non si può che citare il biografo nel passo che ricorda come il pittore «dopo, fattovi i suoi studi, la dipinse con dolcissimo stile, rappresentandovi Nostro Signore, che con la Beata Vergine, la Maddalena, e S. Caterina, ed altri Santi portano l’immagine di S. Domenico, e nel più basso ricinto vari angeli, che appoggiati a balaustrate addobbate di ricchi drappi suonano, e cantano in diverse bellissime attitudini, assai proprie e naturali, siccome intorno alla cupola sono molti santi dipinti nudi, situati in difficili, ma graziose maniere, e disegnati eccellentemente, e sono anche ammirabili alcuni vecchi santi ivi dipinti» (1742-45, pp. 345-346).
Questo ultimo passo sembra precisa lettura del disegno qui esposto ed è da rimarcare anche quel ‘dolcissimo stile’ per riconoscervi il giudizio sulla maniera ancora memore, in affresco, della lezione dei maestri antichi, costante fonte d’ispirazione, rinforzata dai modelli tipologici che proprio a Napoli l’artista poteva ammirare nelle cupole affrescate da Domenichino e Lanfranco nel Tesoro in Duomo, ai Santi Apostoli, o nella chiesa della Certosa di San Martino.
Un ricordo parziale di quegli angeli musicanti dietro balaustre – confusi nel raffronto con gli studi per la cupola di San Biagio a Modena nel disegno della raccolta del museo di Capodimonte dall’estensore della scritta sul foglio che studi recenti identificano con il padre Sebastiano Resta (cfr. Valenti Rodinò 1997, p. 188; vedi scheda in catalogo) – è nelle riproduzioni al testo della Refice Taschetta del 1954 (pp. 141-147, figg. 7-8-9 fig. 45-46) e del 1970 (fig. 45).
La datazione degli affreschi, sulla base di quanto tramanda il De Dominici nel racconto della vita del pittore, dovrebbe collocarsi precedentemente l’esecuzione del San Nicola di Bari, il primo dipinto documentato e datato dall’acquisto del committente nel 1649 della cappella dedicata al Santo, a sinistra dell’altar maggiore, e dal suo pagamento nel dicembre del 1653. A recenti acquisizioni documentarie si deve, nella messa a punto della biografia dell’artista, ivi compresa l’esatta cronologia del soggiorno napoletano a partire dalla primavera del 1653 al novembre 1660, anche la conoscenza dell’inizio dei lavori della cupola: il 1655 (Colletta 1978, pp. 145-146 e Clifton-Spike 1989, pp. 51-53 e nota 36). La frequentazione con i padri della chiesa dei calabresi a Napoli valse al pittore altre committenze e fu ‘credenziale’ per l’incarico, immediatamente successivo, dell’esecuzione degli affreschi sulle porte della città .
Le riproduzioni nel testo della Refice di alcuni particolari della cupola hanno permesso al Vitzthurn un altro confronto per l’identificazione esatta del santo raffigurato nel disegno qui esposto. Nel foglio conservato presso la collezione Joseph di Monaco è la copia di gruppi di figure riprese dalla volta napoletana, tra cui il nostro particolare. Da ciò può dirsi che la posa studiata qui rimase invariata nella redazione pittorica finale, ad esclusione di una più accentuata verticalità del braccio destro.
Lo studio della figura, alle cui spalle in rapido accenno compaiono altri santi o angeli, un putto e a lato la testa del leone, presenta forti chiaroscuri drammatici ed enfasi vigorosa d’espressione.
Rossana Muzii, Mattia PRETI tra Roma, Napoli e Malta, Electa Napoli, 1999, pg. 219
La figura del Santo e gli abbozzi del foglio si riferiscono all’ affresco perduto, per la cupola della Chiesa di San Domenico Soriano, detta dei calabresi, a Napoli
Luigi Tassoni, MATTIA PRETI E IL SENSO DEL DISEGNO, Moretti & Vitali, Bergamo, 1990
