Disegno a carboncino, sanguigna, acquerello rosso e grigio,
mm 186 x 117
Darmstadt Hessisches Landesmuseum;
inv. AE 1825
Opera di alta qualità ma di incerta attribuzione, riferita al Preti ma tutt’altro che unanimemente. Il problema è acuito proprio dai caratteri di volta in volta riscontrabili nella grafica pretiana e dalla conseguente interpretazione che può trarsene. Questo disegno, in effetti, pur denotando uno stile che ha reali punti di contatto con quanto di certo è oggi acquisito negli studi sul disegno in Mattia Preti, non sembra riflettere appieno gli elementi propri del suo stile. E’ certamente vero che in Preti sono ravvisabili interessanti sedimenti della grafica toscana e emiliana, sovente combinati dal Maestro sulla base del principio fondamentale, ancora di ascendenza quasi manierista, della sintesi armoniosa tra il principio della circoscrizione assoluta e quello dell’ammorbidimento delle superfici; ma è altrettanto vero che alcuni studi, di volta in volta riferiti a Mattia Preti, possono essere meglio ricollocati proprio in quell’ambiente tardo manierista dell’ Italia centrale il cui influsso dovette essere alquanto rilevante sopratutto per il fratello Gregorio. In ogni caso appare discutibile la tesi del Vitzthum che tende a assegnare l’opera all’artista, nel suo periodo tardo.
Claudio Strinati, Mattia Preti – Il Cavalier Calabrese, Electa Napoli, 1999
