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Titolo: Eraclito e Democrito |
| Anno: | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 121×171 | |
| Città: Catanzaro | |
| Collocazione: Amministrazione Provinciale |
Tema caro alla tradizione figurativa del Seicento e al gusto collezionistico dell’epoca, sono diversi i dipinti con filosofi o profeti citati dal De Dominici nella biografia del Preti e quelli conosciuti nelle collezioni romane Seicentesche.
In quest’opera i due filosofi greci Eraclito di Efeso e Democrito di Abdera sono raffigurati attorno a un tavolo, in un interno non ben definito, ai lati del globo terrestre, preciso riferimento alle loro dottrine naturalistiche volte allo studio dell’universo. Già attribuita da Maurizio Marini (1998, p. 38) al Maestro calabrese e datata fra il terzo e il quarto decennio.
Studi recenti riferiscono l’opera a Gregorio Preti (Spike 1997, p. 119). In realtà la resa stilistica di alcuni brani lascerebbe supporre l’intervento di aiuti o la probabile collaborazione del fratello. L’eleganza e la calibratura della composizione rivelano tuttavia valori formali pienamente pretiani, nonché soluzioni stilistiche che trovano puntuali riscontri nei Due filosofi dei Musei Capitolini di Roma.
Il gioco delle ombre adottato nella definizione dei volti e delle mani rimanda al Tributo Doria Pamphilj (Utili 1999, p. 88), mentre altre affinità stilistiche con il Cristo e Maria di Palermo e con il Tributo Corsini costituiscono un elemento a favore dell’identificazione proposta.
In quest’opera i due filosofi greci Eraclito di Efeso e Democrito di Abdera sono raffigurati attorno a un tavolo, in un interno non ben definito, ai lati del globo terrestre, preciso riferimento alle loro dottrine naturalistiche volte allo studio dell’universo. Già attribuita da Maurizio Marini (1998, p. 38) al Maestro calabrese e datata fra il terzo e il quarto decennio.
Studi recenti riferiscono l’opera a Gregorio Preti (Spike 1997, p. 119). In realtà la resa stilistica di alcuni brani lascerebbe supporre l’intervento di aiuti o la probabile collaborazione del fratello. L’eleganza e la calibratura della composizione rivelano tuttavia valori formali pienamente pretiani, nonché soluzioni stilistiche che trovano puntuali riscontri nei Due filosofi dei Musei Capitolini di Roma.
Il gioco delle ombre adottato nella definizione dei volti e delle mani rimanda al Tributo Doria Pamphilj (Utili 1999, p. 88), mentre altre affinità stilistiche con il Cristo e Maria di Palermo e con il Tributo Corsini costituiscono un elemento a favore dell’identificazione proposta.
R.C.
Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999
Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999

