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Titolo: Ratto di Europa |
| Anno: 1640 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 85×74 | |
| Città: Roma | |
| Collocazione: Galleria Pallavicini |
Per i tre dipinti [schede n. 241, 242 e 267], è stata segnalata una provenienza dalle collezioni di casa Colonna, sulla base di una citazione contenuta nel Catalogo dei quadri … del principe Filippo III, stampato a Roma nel 1783 (p. 160, n. 1250; Zeri 1959, pp. 198-199). Qui sono elencati, in una «stanza della toletta», quattro quadri di «circa 4 per alto rappresentanti quattro ratti, primo di Ganimede, secondo di Proserpina, terzo di Endimione, quarto di Europa», attribuiti al «cavalìer Manenti Napolitano scolare di Lanfranco», con un fraintendimento del nome e della provenienza del nostro pittore e d’altro canto con una interessante sottolineatura della matrice stilistica, ravvisata in seguito anche dalla storiografia moderna, a cui Preti si ispira nella realizzazione delle piccole tele mitologiche.
[…]
La serie era probabilmente destinata, considerati soggetti e dimensioni, a un camerino di dipinti mitologici, nel quale si potessero ammirare, parafrasando un passo delle Metamorfosi di Ovidio (X, 152- 154), da cui sono tratti tutti e quattro i soggetti originari, «fanciulli e fanciulle amati dagli dei», equamente ripartiti: ad Europa e Proserpina si giustapponevano Ganimede ed Endimione, protagonista del dipinto al momento perduto, il giovane amato dalla dea Luna e che, invero, da lei veniva soltanto visitato nottetempo, senza esserne stato mai rapito. Si tratta di episodi che hanno una lunga tradizione figurativa, essendo stati fra i più rappresentati nel corso del Cinquecento e appartenendo appunto alle Metamorfosi di Ovidio, quell’inestinguibile serbatoio di vicende sentimentali dalla conclusione a volte edificante (come nel caso dei dipinti pretiani), ma più spesso lamentevole o disastrosa, infaticabilmente tradotte, commentate e illustrate a partire dalla fine del Quattrocento.
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La serie era probabilmente destinata, considerati soggetti e dimensioni, a un camerino di dipinti mitologici, nel quale si potessero ammirare, parafrasando un passo delle Metamorfosi di Ovidio (X, 152- 154), da cui sono tratti tutti e quattro i soggetti originari, «fanciulli e fanciulle amati dagli dei», equamente ripartiti: ad Europa e Proserpina si giustapponevano Ganimede ed Endimione, protagonista del dipinto al momento perduto, il giovane amato dalla dea Luna e che, invero, da lei veniva soltanto visitato nottetempo, senza esserne stato mai rapito. Si tratta di episodi che hanno una lunga tradizione figurativa, essendo stati fra i più rappresentati nel corso del Cinquecento e appartenendo appunto alle Metamorfosi di Ovidio, quell’inestinguibile serbatoio di vicende sentimentali dalla conclusione a volte edificante (come nel caso dei dipinti pretiani), ma più spesso lamentevole o disastrosa, infaticabilmente tradotte, commentate e illustrate a partire dalla fine del Quattrocento.
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Nel Ratto d’Europa, la figlia del re fenicio Agenore e sorella di Cadmo, rapita dal re dell’Olimpo sotto le spoglie di un bianco toro e trasportata a Creta, dove darà alla luce Minosse, futuro re dell’isola (Metamorfosi II, 836-875; Fasti V, 603-620) Preti arricchisce il dipinto di amorini svolazzanti, seguendo la tradizione figurativa recente, che contaminando il tema con i trionfi di Galatea, aveva ravvivato la scena con la presenza di cupidi.
F. C. – Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999

