223 – Cristo crocifisso

Titolo:  Cristo crocifisso
Anno:  fine del nono decennio
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   159×96
Città:  La Valletta – Malta
Collocazione:  National Museum of Fine Arts
Questa è una rappresentazione inusuale del Cristo crocifisso, che fa pendant con una Flagellazione di Cristo delle stesse precise dimensioni. Cristo viene rappresentato fino al ginocchio da un’angolazione acuta che allude all’altezza della croce. Il posizionamento del Cristo morto, molto vicino al piano pittorico, mette in evidenza la ferita al costato che si trova quasi al centro preciso del quadro. Lo sfondo scuro accentua il dramma dell’evento e due figure, probabilmente la Vergine Maria accompagnata da una delle donne sante ai piedi della croce, appaiono in lontananza. Dal punto di vista stilistico il dipinto segue la versione di Battistello Caracciolo, in passato attribuita a Mattia Preti, ma riattribuita in modo convincente dal Pacelli nel 1978.
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Probabilmente l’iconografia di Preti ha origine nell’Uomo dei dolori della Serie Piccola Passione del 1513 di Albrecht Durer. L’uomo dei dolori di Durer sta in piedi accanto alla colonna della flagellazione con il sangue che fuoriesce dal costato riversandosi sulla Vergine Maria e San Giovanni, che rappresentano l’intera umanità redenta. Allo stesso modo, la Crocifissione di Preti mette in risalto la ferita del costato. Tracce di sangue sul torso, al di là di quelle visibili, fanno pensare che il flusso debba essere stato dipinto più abbondante, come nell’incisione di Durer. L’unico precedente di questa immagine di culto nelle opere di Preti è uno stendardo commissionato dalla Confraternita di Cristo Salvatore nell’Abbazia di San Martino nel 1649 [schede n. 36 e 37.]
Sandro Debono
Mattia Preti, 1613-2013, Della Fede e Umanità – Abramo, Caraffa di Catanzaro, 2013