198 – Consegna dello scapolare a San Simone Stock alla presenza del Beato Franco

  Titolo:  Consegna dello scapolare a San Simone Stock alla presenza del Beato Franco
Anno:  1684
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:  
Città: Napoli
Collocazione:  Santa Maria del Carmine Maggiore
Nella terza cappella a destra della chiesa di Santa Maria del Carmine Maggiore a Napoli è conservata la tela che ritrae la Vergine che consegna lo scapolare a San Simone Stock alla presenza del Beato Franco, dipinta per i frati carmelitani nel 1684, come attestano i documenti pubblicati da Spike nel 1998.
L’opera, che Bernardo De Dominici (1742-1745, III) definiva “debole”, rappresenta la Vergine che offre al Santo lo scapolare divenuto in seguito simbolo della protezione mariana per l’ordine: il dipinto riprende una tradizione devozionale nota nell’antichità soprattutto nel Nord Europa e poi diffusa nel resto del continente nel corso del Seicento. Tale culto era basato sulla visione che il Santo ebbe il 16 luglio 1251, durante la quale la Madonna avrebbe garantito a tutti i confratelli e ai fedeli che fossero morti con indosso l’indumento la liberazione dalle pene del Purgatorio. Di fianco a san Simone è rappresentato il beato Franco da Siena, che a sua volta tiene in mano uno scapolare, assistito da un angelo: proprio il beato toscano sarebbe dovuto essere il titolare della cappella nella chiesa napoletana, ma la preminenza data a san Simone da Mattia Preti fece sì che lo spazio sacro cambiasse titolazione e inducesse alcuni anni dopo i carmelitani a dedicare al beato Franco un’altra cappella all’interno dell’edificio (Spike 1999). L’opera è al centro di un curioso equivoco narrato nella Cronistoria del Real Convento del Carmine Maggiore di Napoli (Spike 1998): «In questo stesso tempo [1684] fu dipinto l’antico e famoso quadro de’ nostri S. Simone Stoch e B. Franco, il quale si vede in una cappella di nostra chiesa, che è la seconda a man destra della porta grande. Il pittore che lo dipinse fu il celebre Cavalier Calabrese e fu da lui dipinto in Malta, ove ritrovavasi; ma da lì venuta in Napoli la suddetta dipintura, vi fu trovato il grosso abbaglio preso dal detto pittore nel colore delle vestimenta delle sue immagini, poi che in vece della cappa bianca, e l’abito di sotto color lionato alla carmelitana, la dipinse tutto all’opposto in cappa nera ed abito bianco alla domenicana; onde fu bisogno mandarla di nuovo a Malta per correggere l’errore».
S.S.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013