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Titolo: San Giorgio |
| Anno: 1676 – 1678 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 315×240 | |
| Città: Victoria – Gozo (Malta) | |
| Collocazione: Collegiata Basilica di San Giorgio |
Dalla lettura delle antiche fonti riportate da Spike (1999), si apprende che il dipinto fu commissionato per la chiesa di San Giorgio a Victoria nell’isola di Gozo, dal Cavaliere fra’ Francesco de Cordova, che fu governatore di Gozo tra il 1676 e il 1678. Il suo stemma, infatti, è visibile sulla tela in basso a sinistra. La costruzione della chiesa dedicata a San Giorgio fu avviata nel 1672, per adempiere a un voto fatto a seguito della peste del 1633.
La tela è definita da Spike tra le più interessanti eseguite dal Preti sul finire degli anni settanta e, naturalmente, viene messa a confronto con la pala raffigurante lo stesso soggetto eseguita due decenni prima per la cappella d’Aragona in San Giovanni a la Valletta (Spike 1999, n. 257.1).
Nel San Giorgio eseguito per la Co-Cattedrale alla Valletta, Mattia imposta la figura del Santo in maniera eroica e trionfante sul cavallo, con il drago sconfitto sotto di esso e gli angeli che reggono lo stendardo dei Cavalieri di Malta, come chiara allusione alla vittoria dei cavalieri cristiani sul pericolo turco. L’utilizzo di colori scintillanti più inclini alle mode del momento, ha il chiaro intento di stupire i Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni, nel cui rango il pittore cercava allora di entrare ed essere elevato a Cavaliere di Grazia.
Nel dipinto di Gozo, invece, il tono trionfante appare più dimesso. San Giorgio è raffigurato in piedi, accanto al suo cavallo, con la spada sguainata e lo scudo alzato e il drago sconfitto sotto i suoi piedi. Lo sguardo è rivolto all’osservatore, quasi invitandolo a riflettere sulla sua azione, ponendosi, dunque, come personificazione dello spirito e dal valore cristiano capace di sconfiggere il male. Un raggio di luce illumina lo sfondo scuro alle sue spalle, mettendo in risalto la figura femminile della principessa salvata, raffigurata in preghiera, e in alto due piccoli angeli che reggono la palma e la corona, attributi simbolici del martirio subito dal Santo, e ai quali si aggiunge l’angioletto seduto in groppa al cavallo che regge la lancia, altro simbolo di san Giorgio, che rappresenta una nota di grande scenografia e tenera umanità.
La tela è definita da Spike tra le più interessanti eseguite dal Preti sul finire degli anni settanta e, naturalmente, viene messa a confronto con la pala raffigurante lo stesso soggetto eseguita due decenni prima per la cappella d’Aragona in San Giovanni a la Valletta (Spike 1999, n. 257.1).
Nel San Giorgio eseguito per la Co-Cattedrale alla Valletta, Mattia imposta la figura del Santo in maniera eroica e trionfante sul cavallo, con il drago sconfitto sotto di esso e gli angeli che reggono lo stendardo dei Cavalieri di Malta, come chiara allusione alla vittoria dei cavalieri cristiani sul pericolo turco. L’utilizzo di colori scintillanti più inclini alle mode del momento, ha il chiaro intento di stupire i Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni, nel cui rango il pittore cercava allora di entrare ed essere elevato a Cavaliere di Grazia.
Nel dipinto di Gozo, invece, il tono trionfante appare più dimesso. San Giorgio è raffigurato in piedi, accanto al suo cavallo, con la spada sguainata e lo scudo alzato e il drago sconfitto sotto i suoi piedi. Lo sguardo è rivolto all’osservatore, quasi invitandolo a riflettere sulla sua azione, ponendosi, dunque, come personificazione dello spirito e dal valore cristiano capace di sconfiggere il male. Un raggio di luce illumina lo sfondo scuro alle sue spalle, mettendo in risalto la figura femminile della principessa salvata, raffigurata in preghiera, e in alto due piccoli angeli che reggono la palma e la corona, attributi simbolici del martirio subito dal Santo, e ai quali si aggiunge l’angioletto seduto in groppa al cavallo che regge la lancia, altro simbolo di san Giorgio, che rappresenta una nota di grande scenografia e tenera umanità.
C.P.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

