168 – Santi Biagio, Domenico, Rocco e Nicola da Tolentino (pala)

  Titolo:   Santi Biagio, Domenico, Rocco e Nicola da Tolentino (pala)
Anno:  1676
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   373×238
Città:  Zurrieq – Malta
Collocazione:  Chiesa di Santa Caterina della Lingua Franca
La tela, oggi posta nella cappella del braccio destro della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria della Lingua Franca a Zurrieq, in origine era sull’altare di san Rocco, completata dalla cimasa con la Madonna delle Grazie, attualmente custodita nella sacrestia dello stesso edificio a causa dei rifacimenti avvenuti agli inizi del Novecento (Spike 1999).
Commissionate a Mattia Preti dalla Confraternita titolare dell’altare, in occasione dell’epidemia di peste che si temeva a Zurrieq nel 1676 (Mangion, in Spike 1998), le due parti della pala furono organizzate dal pittore come un’unica composizione. Sul dipinto principale, infatti, sono raffigurati i santi Biagio, Domenico, Rocco e Nicola da Tolentino, eletti intercessori contro la peste e protettori della città delineata sullo sfondo, che, indicando i cadaveri riversi davanti a loro, si rivolgono supplici verso l’alto, in direzione della Madonna col Bambino effigiata nella cimasa. Seduta tra nubi dorate e angeli, Ella, secondo la nota e antica variante iconografica della Madonna delle Grazie, aiutata dal Figlio, fa stillare latte dal suo seno (cfr. Scaramella 1991, pp. 101 e ss.) in segno di benevolenza e suffragio. La scelta di rappresentare questi quattro Santi sicuramente si avvale per san Rocco, titolare della confraternita committente, e per san Nicola da Tolentino della loro invocazione contro la peste (cfr. Farmer 1989, p. 379; Marsha1l2005, pp. 103 ss.), mentre per san Domenico potrebbe essere motivata dal nome del finanziatore della commissione, Domenico Camilleri (Spike 1999), e per san Biagio, infine, sarebbe possibile ipotizzare la derivazione di essere questi uno dei più popolari tra i Santi Ausiliatori (cfr. Bonaventura da Arenzano 1962, colI. 618-623), quindi sicuro advocatus in una «malattia che d’alcuni Medici si diceva fu peste, d’altri che fu un’influenza, ma sia come si voglia [ … ] fu grande mortalità per tutta l’isola di Malta» (Mangion, in Spike 1998).
L’opera fu realizzata da Mattia Preti in tempi brevi e, consegnata il 23 maggio 1676, fu portata in processione dalla bottega del pittore, sita a La Valletta, fino a Zurrieq (Spike 1999; 2000).
Giorgio Leone 
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013