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Titolo: Tomiri immerge la testa di Ciro in un otre di sangue |
| Anno: 1674 circa | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 185×132 | |
| Città: | |
| Collocazione: Collezione privata |
Il quadro rappresenta il momento in cui Tomiri, eroica regina e capo dell’esercito dei massageti, che nel 530 a.c. sconfisse in una sanguinosa battaglia Ciro il Grande, ritenuto dalla regina responsabile del suicidio di Spagarpise, suo unico figlio, compie la sua vendetta: «Regina iussit caput Cyri amputari atque in utrem humano sanguine repletum coici cum hac esprobratione crudelitatis: Satia te sanguine quem sitisti cuiusque insatiabilis semper fuisti» (Erodoto, Storie, I, 205-215).
Tomiri ha la corazza e l’elmo piumato; con atteggiamento distaccato e imperturbabile, la sua mano destra spinge la testa di Ciro nel bacile colmo di sangue, mentre il braccio sinistro è alzato e con la mano aperta in un gesto dimostrativo e teatrale.
Il quadro, di medie dimensioni, è l’unico con questo soggetto a impianto verticale. Fu pubblicato per la prima volta da Spike (1989), con una convincente datazione al settimo decennio del Seicento. Lo studioso, successivamente (Spike 1999), ha avanzato l’ipotesi che possa trattarsi del dipinto ricordato da Bernardo De Dominici (1742-1745, III) nella collezione di don Domenico Romeo e descritto come «un quadro in cui è figurata Tomiri, che fa porre in un Utre di Sangue la testa di Ciro. Egli è dipinto con molta vaghezza di tinte, ed ha una fascia sottilissima di color cilestro a traversa del petto, dipinta con tal bellezza di colore, e leggerezza, e belle pieghe, che sembra del nostro Solimena e non del Commendatore, ch’era forte nel colorito e caricato negli scuri» (De Dominici 1742-1745, III).
Effettivamente, soffermandoci sul testo del biografo e sui dipinti di identico soggetto finora pervenuti, si può ritenere la proposta di Spike convincente. La convinzione deriva innanzitutto per la fascia di colore azzurro argento che adorna la corazza di Tomiri, regina guerriera, e che può corrispondere alla «fascia sottilissima di color cilestro a traversa del petto» della descrizione con la sovrapposizione di corpose pennellate per restituire i bagliori del metallo dell’armatura.
Tomiri ha la corazza e l’elmo piumato; con atteggiamento distaccato e imperturbabile, la sua mano destra spinge la testa di Ciro nel bacile colmo di sangue, mentre il braccio sinistro è alzato e con la mano aperta in un gesto dimostrativo e teatrale.
Il quadro, di medie dimensioni, è l’unico con questo soggetto a impianto verticale. Fu pubblicato per la prima volta da Spike (1989), con una convincente datazione al settimo decennio del Seicento. Lo studioso, successivamente (Spike 1999), ha avanzato l’ipotesi che possa trattarsi del dipinto ricordato da Bernardo De Dominici (1742-1745, III) nella collezione di don Domenico Romeo e descritto come «un quadro in cui è figurata Tomiri, che fa porre in un Utre di Sangue la testa di Ciro. Egli è dipinto con molta vaghezza di tinte, ed ha una fascia sottilissima di color cilestro a traversa del petto, dipinta con tal bellezza di colore, e leggerezza, e belle pieghe, che sembra del nostro Solimena e non del Commendatore, ch’era forte nel colorito e caricato negli scuri» (De Dominici 1742-1745, III).
Effettivamente, soffermandoci sul testo del biografo e sui dipinti di identico soggetto finora pervenuti, si può ritenere la proposta di Spike convincente. La convinzione deriva innanzitutto per la fascia di colore azzurro argento che adorna la corazza di Tomiri, regina guerriera, e che può corrispondere alla «fascia sottilissima di color cilestro a traversa del petto» della descrizione con la sovrapposizione di corpose pennellate per restituire i bagliori del metallo dell’armatura.
A.S.
Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013

