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Titolo: Quattro Evangelisti |
| Anno: 1656-1660 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 153×207 | |
| Città: Palermo | |
| Collocazione: Galleria interdisciplinare Regionale della Sicilia – Palazzo Abatellis |
Una tela di questo soggetto è ricordata da De Dominici (1742-45, III, p. 339) nella collezione di Antonio Caputo «degnissimo Presidente della Summaria», Secondo il biografo fu «per dargli chiarissime pruove della sua gratitudine» che Preti dipinse «in un quadro per traverso di palmi otto, e sei, li quattro Evangelisti, con bel componimento, e coll’azione propria di ciascuno di essi, situando avanti S. Matteo, cui bellissimo Angioletto tutto nudo sostiene un gran cartellone, e con questo Evangelista pose ancora di prima veduta S. Giovanni, e dopo a questi pose S. Marco, e anche S. Luca in atto di effigiare la B. Vergine, col Bambino Giesù nelle braccia». La descrizione del De Dominici sembra coincidere con il dipinto di Palermo, anche nel formato, traverso, e nelle dimensioni. Si tratta di una rappresentazione piuttosto inconsueta del soggetto. Gli evangelisti sono raffigurati in un gruppo serrato e privo di ambientazione, ognuno con i suoi attributi e intento nell’azione che gli è propria. L’insolita illustrazione del tema confermerebbe la destinazione privata dell’opera. Nella composizione ricorre il tipico modo pretiano di rappresentare le figure fino al busto, così frequente nella produzione dell’artista, dalle prime opere «caravaggesche» dei concerti e delle partite a carte o a dama, alle più complesse opere narrative, sacre o profane. Ma mentre in quelle, anche solo il bordo di un tavolo forniva la chiave per l’inserimento delle figure in uno spazio praticabile, qui i quattro apostoli sono compressi su di un fondo indistinto. L’assenza di riferimenti ambientali concorre a definire la natura allegorico-visionaria dell’immagine. Ma la composizione, benché priva di indicazioni spaziali e strutturali che consentano di collocare i quattro personaggi, si sostiene sullo straordinario impianto disegnativo delle singole figure. Risulta inoltre evidente la matrice guercinensca nella trattazione dei volumi illuminati da bagliori improvvisi. La ricerca di una luminosità vibrante e variabile, come anche la tonalità terrosa che prevale nel dipinto, sono in sintonia con la produzione di Preti intorno agli anni 1656-60 che rappresentano un’indicazione cronologica per quest’opera.
C. S. – Mattia Preti, Il Cavalier Calabrese – Electa Napoli, 1999

