46 – Sepoltura di Sant’Andrea

  Titolo: Sepoltura di Sant’Andrea
Anno: 1650 – 1651
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   135×100
Città: Rende
Collocazione: Museo Civico
È lo studio preparatorio per l’affresco della parete destra dell’abside della chiesa romana di Sant’Andrea della Valle. L’insieme della decorazione del coro, comprensiva di altri due riquadri con scene del martirio del Santo e, nella commissione d’origine, anche di due quadri sulle porte ai lati dell’altar maggiore – mai eseguiti da Preti e più tardi affidati a Carlo Cignani ed Alessandro Taruffi – fu commissionato a Preti dal cardinale Francesco Peretti Montalto. Grazie alle fonti documentarie è possibile ricostruire l’intera vicenda dell’incarico che, in fase iniziale, interessò la volta della navata della chiesa (De Seta 1996), per poi limitarsi alla decorazione della sola abside.
[…] Si tratta della prima commissione importante in un edificio pubblico, per di più in una chiesa di grande rilevanza nella Roma del tempo; non a caso il maestro si accontenta di un pagamento modesto «volendo che il suo prezzo equivalente fosse il Nome suo celebrato conforme all’eccellenza dell’opera» (Montague 1991).
L’attenzione che Preti dedica all’impostazione del lavoro – attestata da numerosi studi e disegni preparatori – testimonia la consapevolezza di doversi confrontare con artisti del calibro di Lanfranco e Domenichino, attivi entrambi nella chiesa nel corso degli anni Venti, nella cupola altissima, nei pennacchi e nella volta del coro. Per reggere questo confronto dovette sembrare naturale a Preti rivolgersi al più celebrato frescante della Roma contemporanea, Pietro da Cortona, la cui impronta classicheggiante, insieme a quella di Domenichino, è molto evidente (cfr. Clifton Spike 1989) Il risultato di questa complessa mediazione tra differenti riferimenti stilisti ci non fu evidentemente in sintonia con il gusto dell’ambiente romano, a giudicare dal lapidario giudizio di Cassiano del Pozzo;
[…] A proposito dell’intero ciclo, Roberto Longhi nel ’13 parlava di «opere traboccanti di incertezze geniali, di errori più felici che una buona riuscita». In realtà, difatti, pur condizionato da riferimenti stilistici così diversi, Preti si rivela già capace di elaborare anche nell’affresco – terreno nel quale non si era cimentato in precedenza – una sua misura peculiare, nella accurata definizione disegnativa, nella attenzione per l’ambientazione e per i dettagli compositivi delle scene.
Mariella Utili – Mattia Preti tra Roma, Napoli e Malta – Electa Napoli 1999