45 – Sepoltura di Sant’Andrea

 

  Titolo: Sepoltura di Sant’Andrea
Anno: 1650 – 1651
Tecnica: Affresco
Dimensioni:  
Città: Roma
Collocazione: Sant’Andrea della Valle
Sul piano della resa luministica, lo schiarimento delle tinte può ricondursi all’influenza che ha suscitato sul Preti, Pietro da Cortona ma anche, come rammenta Anna Coliva, particolarmente nel riquadro centrale, «la drammaticità del fatto narrato, è ancor più accentuato da un espediente tecnico: l’uso, in alcune zone inferiori – in particolare nel cavallo e nel guerriero, nell’esibito naturalismo dei legni della croce e dei blocchi di pietra con la vanga in primo piano – della pittura ad olio su muro che serve a drammatizzare lo sbattimento delle luci sugli scuri e incoraggia i trapassi più violenti tra luce ed ombra» (Coliva, in Catanzaro 1999).
Oltre a quanto detto, Giuliano Briganti, acutamente fa notare che «Preti esprimeva un tributo
ormai consueto alla pittura veneziana: modi così diversi dal primo commosso omaggio al giovane Tiziano che coinvolse a Roma la migliore pittura dei giovani degli anni venti. Era ora piuttosto un omaggio a Paolo Veronese che guidava la mano del Preti in quell’espandersi in zone larghe e calme, in quel colorire chiaro e trasparente, in quel limpido lume diffuso, velato di ombre leggere; e in quei cieli di un chiaro azzurro disteso striato di nubi bianche» (Briganti 1989, p. 24).
I tre riquadri per Sant’Andrea della Valle impegnano, come si è detto, il pittore a lungo, essendo il primo grande lavoro romano pubblico che a tutti i costi voleva portare a compimento (Spike 1999; Grilli 2003). Tanto è vero che Mattia sicuramente si è dedicato preliminarmente a svariati disegni preparatori, dei quali però ne sono giunti fino a noi circa sette (Marini 1989; Muzii, in Napoli 1999, pp. 208-209; Utili, in Napoli 1999; Spike 1999). Infine, sono noti agli studi anche tre bozzetti su tela con qualche piccola variante rispetto alla stesura ad affresco; la Sepoltura di Sant’Andrea, custodita al Museo Civico di Rende, la Crocifissione di Sant’Andrea, nota in due versioni, una prima dipinta sul retro della tela di Rende, visibile prima dell’ultimo restauro e ora nascosta dalla foderatura di rinforzo (cfr. in ultimo Leone, in Caldarola 2009, scheda 41) e una seconda versione autonoma oggi ad Adelaide (la cita in collezione privata a Londra Marini 1991, p. 46).
A. D’A. – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013