32 – Abramo che adora i tre angeli

 

Titolo: Abramo che adora i tre angeli
Anno: 1645 – 1650
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   132×157,5
Città: Palermo
Collocazione: Galleria interdisciplinare Regionale della Sicilia – Palazzo Abatellis
Per quanto riguarda questo dipinto della Galleria Regionale della Sicilia di Palermo, la citazione dell’inventario Pallotta … si riferisce all’episodio narrato nel Libro della Genesi, in cui Abramo concede ospitalità ai tre angeli che gli appaiono nella valle di Mambre (18,1-3) e, a prefigurazione della Trinità, riconosciuto l’unico Dio si inginocchia ed esclama: «Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passar oltre senza fermarti dal tuo servo».
L’inventario del cardinale Pallotta attribuisce un quadro con tal raro soggetto al Cavalier calabrese, ma l’unica opera schedata da Jonh T. Spike (1999) nel catalogo del pittore riguardante la specifica iconografia è appunto questa tela oggi a Palermo (Mazzola 2007).
Di questa tela non è nota la storia collezionistica e la prima notizia certa si ricava dal legato testamentario del Marchese Haus del 1833 e nel 1836 il quadro risulta già nel vestibolo del salone della Regia Università di Palermo, con l’attribuzione a Mattia Preti. «Successivamente fu catalogato nel vecchio Museo Nazionale col n. 339 ed attribuito a Mario Minniti Siracusano. Nell’inventario della Galleria di Palazzo Abatellis inv. n. 189 si legge: “napoletano sec. XVII – ‘Abramo e i tre angeli’: giovanetto seduto con due angeli dietro parla a un vecchio inginocchiato davanti a lui: dietro al vecchio testa di donna che si affaccia ad una porta, mentre a sinistra due servi sembrano apparecchiare una mensa”» (Mazzola 2007, p. 94). Da ultimo, è stato anche attribuito alla scuola di Luca Giordano da Barone Scrofani. L’attribuzione a Mattia Preti può essere certamente accolta, datando l’opera intorno alla prima metà degli anni quaranta quando il pittore è già da un decennio a Roma e sperimenta scenografie ambientate all’aperto con l’uso di una prospettiva dal basso verso l’alto. Infatti, il fanciullo a destra è seduto in una posizione rialzata rispetto ad Abramo e il taglio di lettura dell’opera in diagonale è tipico di Preti. Come ricorda Mazzola, l’opera è stata reintelaiata e merita una adeguata pulitura che consentirebbe una migliore leggibilità e sfaterebbe ogni incertezza di paternità.
A. D’A. – Vittorio Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013