26 – Battesimo di Sant’Agostino

  Titolo: Battesimo di Sant’Agostino
Anno: 1639-1640
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:   415×290
Città: Tortoreto
Collocazione: Chiesa di Sant’Agostino
Agostino ricevette il battesimo a Milano dalle mani di Ambrogio durante la veglia pasquale del 387 (cfr. Trapè 2001, p. 134). L’iconografia dell’avvenimento, diffusa nell’arte occidentale dai cicli della vita dei due Santi e dal culto di sant’Agostino da parte dell’Ordine religioso che a lui si ispira (cfr. Rano 1974, coll. 278-381), ebbe particolare fortuna durante la Controriforma in quanto essa coincise con la maggior fioritura dell’Ordine (cfr. Rano 1974, coll. 326-341) e fors’anche perché il soggetto evocava la conversione al cristianesimo del Santo, prima manicheo, che, all’epoca, era ritenuto il fondatore degli Agostiniani (cfr. Rano 1974, coll. 293-294, 300), tra i quali, come è noto, vi era quel Martin Lutero che fu all’origine del Protestantesimo.
Mattia Preti, in questa tela, offre del battesimo di sant’Agostino un’interpretazione solenne. Ambrogio, anziano vescovo, sta in piedi sui gradini del fonte che scandiscono la scena in profondità e la dividono in due livelli. Egli, accompagnato da due chierici – uno alle spalle regge il pastorale, l’altro a destra solleva un lembo del ricco piviale -, impartisce il sacramento versando con la coppa l’acqua lustrale sul capo di Agostino, che è prono sui gradini innanzi a lui. Il corpo del Neofita, per il disegno e la luce, accompagna lo scalare progressivo dell’impianto compositivo e si pone come giusto equilibrio della disposizione dei gruppi. Si rapporta, quindi, con la figura della madre Monica – vestita secondo la tradizione con l’abito delle agostiniane -, rappresentata sul limite inferiore destro, e con quella del Santo vescovo creando uno schema triangolare che dà ulteriore movimento alla scena. Uno sbilanciamento ben equilibrato dalla pressoché uguale ampia zona d’ombra, divisa proprio sulla diagonale, nella quale la luce ancora rileva i corpi e alcune fisionomie degli astanti – tra cui si indicano Alipio e Adeodato: gli unici vestiti come Agostino con un solo panno -, le architetture dello sfondo, lo stendardo con l’immagine di sant’Antonio Abate – ricordo della primitiva intitolazione della chiesa – e i due angeli in alto che sostengono un lungo nastro con l’incipit del Te Deum: canto che, secondo la Legenda aurea, fu intonato e cantato alternativamente dai due Santi durante il rito (cfr. Vitale Brovarone 1995, p. 688).
A.S. – V. Sgarbi – Mattia Preti – Rubbettino, Soveria Mannelli, 2013