| Titolo: Cristo e la cananea | |
| Anno: 1660-1665 | |
| Tecnica: Olio su tela | |
| Dimensioni: 120×170 | |
| Città: | |
| Collocazione: Collezione privata |
Il dipinto, inedito e in ottimo stato di conservazione, rappresenta uno degli episodi della vita di Cristo narrato dal Vangelo di Matteo (15, 21-28): “P(…), Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidone. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola. Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: (…) «Non sono stato mandato se non per alle pecore perdute della casa d’Israele»…
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita”.
La tela in esame è opera certa di Mattia Preti, con una collocazione cronologica, per affinità stilistiche con altri suoi noti dipinti dello stesso momento, nei primi anni del definitivo soggiorno del pittore a Malta, dove si era recato dopo il 1660 al servizio dei cavalieri dell’Ordine Militare di San Giovanni. Strettissime sono, infatti, le sue concordanze con la versione dello stesso soggetto evangelico appartenente alle raccolte della Cassa di Risparmio della Calabria e Lucania ed esposta presso il Museo Nazionale di Cosenza (scheda n. 276 n.d.r.): concordanze evidenti soprattutto per una identica resa di panni, di epidermidi, di tratti somatici e di reazioni espressive, ma anche per più rischiarate e calde stesure di materie cromatiche, rispetto alle soluzioni cromatiche adottate nelle tante composizioni di soggetto prevalentemente sacro, biblico o evangelico, dipinte a Napoli tra il 1656 e il 1660. Tra queste qui si segnalano, anche per la rappresentazione dello stesso soggetto tratto dal Vangelo di Matteo, la tela della Galleria Regionale della Sicilia in Palazzo Abatellis a Palermo (cm. 81,5×113, in pendat con la tela raffigurante Cristo e l’adultera, entrambe provenienti dal Real Museo Borbonico di Napoli e donate, con altri dipinti, nel 1828 da Francesco I di Borbone, re delle due Sicilie, alla città di Palermo), la versione con lo sviluppo verticale della Staarsgalerie di Stuugart (cm. 231×178) e la versione in orizzontale e di medie dimensioni (cm. 130×127) del Museo di Valtice della Repubblica Ceca (per questi dipinti si rinvia a J. T. Spike, Mattia Preti. Catalogo ragionato dei dipinti, Edizione Centri Di, Firenze 1999).
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». Allora Gesù replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita”.
La tela in esame è opera certa di Mattia Preti, con una collocazione cronologica, per affinità stilistiche con altri suoi noti dipinti dello stesso momento, nei primi anni del definitivo soggiorno del pittore a Malta, dove si era recato dopo il 1660 al servizio dei cavalieri dell’Ordine Militare di San Giovanni. Strettissime sono, infatti, le sue concordanze con la versione dello stesso soggetto evangelico appartenente alle raccolte della Cassa di Risparmio della Calabria e Lucania ed esposta presso il Museo Nazionale di Cosenza (scheda n. 276 n.d.r.): concordanze evidenti soprattutto per una identica resa di panni, di epidermidi, di tratti somatici e di reazioni espressive, ma anche per più rischiarate e calde stesure di materie cromatiche, rispetto alle soluzioni cromatiche adottate nelle tante composizioni di soggetto prevalentemente sacro, biblico o evangelico, dipinte a Napoli tra il 1656 e il 1660. Tra queste qui si segnalano, anche per la rappresentazione dello stesso soggetto tratto dal Vangelo di Matteo, la tela della Galleria Regionale della Sicilia in Palazzo Abatellis a Palermo (cm. 81,5×113, in pendat con la tela raffigurante Cristo e l’adultera, entrambe provenienti dal Real Museo Borbonico di Napoli e donate, con altri dipinti, nel 1828 da Francesco I di Borbone, re delle due Sicilie, alla città di Palermo), la versione con lo sviluppo verticale della Staarsgalerie di Stuugart (cm. 231×178) e la versione in orizzontale e di medie dimensioni (cm. 130×127) del Museo di Valtice della Repubblica Ceca (per questi dipinti si rinvia a J. T. Spike, Mattia Preti. Catalogo ragionato dei dipinti, Edizione Centri Di, Firenze 1999).
Nicola Spinosa

