580 – La lapidazione di Santo Stefano protomartire

La lapidazione di Santo Stefano protomartire
Titolo: La lapidazione di Santo Stefano protomartire
Anno: posteriore al 1675
Tecnica: Olio su tela
Dimensioni:
Città:  Mazzarino
Collocazione: Chiesa del Carmine

Non c’è dubbio che sempre attraverso i canali melitensi dovettero pervenire altre tele d’altare, tra le quali merita ogni attenzione la pala dell’altare maggiore della chiesa del Carmine di Mazzarino con La lapidazione di Santo Stefano protomartire (post. 1675), già in pessime condizioni di conservazione e purtroppo trafugata il 28 ottobre 1981.
I tramiti della commessa e dell’arrivo nel centro nisseno sono stati chiariti da chi scrive e ricondotti alle volontà testamentarie di don Giuseppe Branciforti, conte di Mazzarino. Coinvolto nella congiura antispagnola del 1649, il conte – ottenuta la grazia e volendo sciogliere il voto dello scampato pericolo – aveva deciso di dedicare il cappellone e l’altare maggiore della nuova chiesa del Carmine da lui iniziata a costruire al protomartire Santo Stefano, cui si era rivolto nel momento più terribile del pericolo.
In punto di morte, nel suo testamento in data in data 15 aprile 1675, dispose testualmente che entro il termine di un anno dall’apertura del testamento si portassero a compimento il lavori di abbellimento del Venerabile Cappellone, nominato erede di diverse sue sostanze, «[ … ) quanto più sontuoso sia possibile, e spedito ornarlo di un quadro coll’immagine di esso glorioso Santo, di mano di perito dipintore, tutto a spese dell’eredità e dei più vivi effetti di essa»
Fedeli alle disposizioni testamentarie gli eredi non tardarono ad ottemperare alle volontà del defunto commissionando al Preti il dipinto di Santo Stefano e facendo erigere frattanto lo splendido altare marmoreo ricco di statue (fig. 3) per la cui realizzazione – stando ai caratteri tipologici e stilistici – non esiterei a pensare ad una manifattura tutta partenopea.

Vincenzo Abbate
Mattia Preti in Sicilia, Mattia Preti sperimentatore, 2014